Via libera, con riserve, dalla Conferenza unificata. Il nodo dei costi
Un altro passo verso l’adozione di un regolamento che definisca i dettagli di un sistema di responsabilità estesa del produttore per i rifiuti tessili. Nei giorni scorsi, infatti, la Conferenza unificata tra Stato, Regioni e Comuni ha dato il via libera allo schema di regolamento. Per il ministro Gilberto Pichetto Fratin si tratta di un “passaggio fondamentale verso un modello di produzione e consumo più sostenibile, in linea con gli obiettivi europei dell’economia circolare”. Lo schema di regolamento interministeriale introduce “un sistema organico per la gestione del fine vita dei prodotti, promuovendo raccolta differenziata, riutilizzo, riparazione e riciclo, con l’obiettivo di rafforzare l’economia circolare e ridurre l’impatto ambientale del settore”.
Obiettivo: raccolta differenziata al 50% entro il 2035
Lo schema di regolamento non è stato ancora pubblicato ma nei mesi scorsi sono emersi alcuni importanti dettagli. Il regolamento interesserà abbigliamento, calzature ma anche pelletteria, accessori e tessile per la casa. Un target molto ambizioso riguarda i quantitativi di rifiuti tessili raccolti in maniera differenziata. Secondo le ipotesi filtrate nei mesi scorsi il testo fisserebbe un target di raccolta differenziata dei rifiuti tessili di almeno 15% entro la fine di quest’anno; il 30% entro il 2030; il 50% entro il 2035. Percentuali calcolate sul quantitativo complessivo di rifiuti tessili prodotti e non, come inizialmente ipotizzato, sul quantitativo di prodotti immessi sul mercato. Una modifica che comporterebbe una maggiore difficoltà di calcolo del target, perché vanno quantificati i rifiuti tessili smaltiti nell’indifferenziato. Secondo una recente stima, in tutta l’Unione europea l’80% dei rifiuti tessili finisce in discarica.
Attenzione a ecodesign e tracciabilità
“Il regolamento adotta una definizione ampia di produttore, ricomprendendo non solo i fabbricanti ma anche i grandi distributori che immettono per la prima volta i prodotti sul mercato italiano” fa sapere in una nota il ministero. Nella stessa nota si legge anche che lo schema per l’Epr tessile incentiva l’ecodesign, “premiando prodotti più durevoli, riparabili e realizzati con materiali riciclati, con benefici ambientali lungo tutto il ciclo di vita. Particolare attenzione è riservata alla tracciabilità dei flussi e al corretto funzionamento dei sistemi collettivi, con regole che garantiscono trasparenza, efficacia dei consorzi e condizioni di concorrenza eque, coinvolgendo anche gli operatori del commercio online”.
Trattamento e selezione scarti: chi paga?
Come riportato da Ricicla Tv, una criticità sollevata dai Comuni riguarda il perimetro dei costi. I Comuni infatti avrebbero chiesto che in capo ai produttori ricada anche il costo del trattamento degli scarti e della relativa selezione. Una richiesta che nasce dalle esigenze degli operatori impegnati nelle fasi di riciclo. Schiacciati da un lato dall’aumento dei quantitativi da selezionare, dall’altro dalla scarsa qualità dei prodotti immessi sul mercato, che lascia scarsi margini di profitto per chi voglia valorizzare le poche fibre recuperabili. Sul punto, l’interlocuzione con l’esecutivo non sarebbe del tutto chiusa.
Foto di Parker Burchfield su Unsplash




