La produzione cresce sei volte più del PIL e un quinto degli impianti sta in una sola regione. I dati del Rapporto Rifiuti Speciali 2026 dell’ISPRA
Se si guarda la circolarità dal lato dell’output, l’Italia dei rifiuti speciali ha poco da farsi perdonare. Dei 187,2 milioni di tonnellate gestite nel 2024, il recupero di materia ne assorbe il 74,3% – 139,1 milioni, in crescita del 6,4% sull’anno precedente – mentre lo smaltimento si ferma al 13,9% e il ricorso alla discarica arretra del 2% sul 2023 e del 23,9% rispetto al 2021. Sono i numeri del Rapporto Rifiuti Speciali 2026 dell’ISPRA.
I dati del Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA
Il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, calcolato al netto di terre, rocce e fanghi di dragaggio, tocca l’82,4%: dodici punti sopra il target europeo del 70%. È un risultato che pesa, perché il comparto genera da solo 90,4 milioni di tonnellate, il 52,5% della produzione nazionale. Gli pneumatici fuori uso, 495 mila tonnellate gestite, vanno per l’85% a recupero di materia. Tessile e conciario superano le 551 mila tonnellate trattate (+5,9%), con gli scarti della concia a fare da traino (72,2%) e il tessile al restante 27,8%.
Ma i veicoli fuori uso restano lontani dal target del 95% di recupero complessivo (anche se sono all’86,7% di riciclaggio, oltre l’obiettivo dell’85%) per una ragione strutturale: mancano impianti di recupero energetico per la frazione residua. Sui fanghi di depurazione – 3,1 milioni di tonnellate, in calo del 3% – il recupero si ferma al 53,7%, mentre il 44,1% finisce ancora a smaltimento. I rifiuti sanitari sono smaltiti per il 73,4%. E sull’amianto pesa l’assenza di una programmazione sistematica.
Rifiuti pericolosi in aumento
Sullo sfondo c’è un flusso che si muove in controtendenza: i rifiuti pericolosi salgono a 10,8 milioni di tonnellate con un +6%, più della media nazionale. Sono per definizione i più difficili da riportare nel ciclo, e la loro crescita erode il margine guadagnato altrove.
Il bilancio transfrontaliero conferma la vocazione manifatturiera del sistema: entrano 7 milioni di tonnellate, in larga parte rottami metallici da Germania e Francia destinati alle acciaierie, ne escono 5,1 milioni, soprattutto verso la Germania. Un saldo da importatore netto che dice quanto la siderurgia nazionale dipenda ormai dal riciclato, e quanto sia esposta alla competizione europea sulle materie prime seconde.
Rifiuti e PIL: il disaccoppiamento non c’è
Restano due criticità che nessuna performance di riciclo compensa. La prima è la quantità: 172 milioni di tonnellate prodotte, +4,6% in un anno, contro un PIL a +0,8% e consumi a +1,3%. Il disaccoppiamento, per ora, non c’è. La seconda è l’impiantistica: 10.563 impianti attivi, di cui quasi il 20% concentrati in Lombardia, a fronte di una produzione distribuita su tutto il Paese e di 44,3 milioni di tonnellate generate al Sud.
Per Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA, i dati confermano “la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare”, pur segnalando le criticità legate all’elevata produzione e alla distribuzione non uniforme del sistema impiantistico.




