Si chiama Inspiree. Sorgerà a Ceccano e tratterà magneti usati per estrarne metalli strategici
La mappa delle terre rare (17 elementi chimici dai nomi oscuri: dal neodimio al disprosio, dal terbio allo praseodimio) è sempre più essenziale per sostenere il motore della produzione. E su questo fronte arriva una buona notizia: l’Italia sarà il primo Paese in Europa ad avere un impianto industriale per il recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici. Si chiama Life Inspiree. Sorgerà a Ceccano, in provincia di Frosinone, e sarà gestito dall’azienda Itelyum con un consorzio di quattro partner. La logica di fondo è nota ma poco praticata: smettere di buttare i metalli preziosi che già circolano nei nostri oggetti dismessi, e ricominciare da lì.
Potrà trattare fino a 2.000 tonnellate di magneti all’anno
Ogni hard disk, ogni motore di auto elettrica a fine vita, ogni altoparlante di precisione contiene magneti permanenti di altissima qualità. Quei magneti sono fatti in buona parte di neodimio e altri elementi del gruppo delle terre rare, già estratti, già lavorati, già concentrati. Quando l’apparecchio che li contiene viene buttato, quella concentrazione di valore sparisce in discarica o finisce nella cosiddetta economia informale. L’impianto di Ceccano si propone di invertire questa rotta: raccogliere i magneti dagli apparecchi dismessi, trattarli chimicamente, ricavarne ossidi e sali pronti per essere reimmessi nel ciclo produttivo. La capacità prevista è di 2.000 tonnellate di magneti all’anno.
Le aziende partner
Il progetto si fonda sull’esperienza di New-RE, un impianto pilota più piccolo già realizzato dallo stesso gruppo. E coinvolge competenze diverse: Glob Eco si occupa dello smontaggio dei magneti, Erion garantisce il flusso di materiale in ingresso, l’Università dell’Aquila monitora l’impatto tecnico e ambientale, EIT RawMaterials porta la rete europea. Quello che manca, tradizionalmente, non è la tecnologia: è la materia prima in entrata, ovvero gli apparecchi dismessi che troppo spesso non vengono consegnati nei circuiti di raccolta ufficiali.
Il target europeo per il recupero di materie prime critiche
Inspiree rientra in un quadro europeo che prova ad alleggerire questo elemento di debolezza dell’economia europea: il regolamento sulle materie prime critiche approvato nel 2024 stabilisce che entro il 2030 almeno il 25% del fabbisogno annuale di questi materiali venga coperto dal riciclo interno all’Unione. La Commissione ha selezionato 47 progetti strategici per raggiungere questo traguardo. Quattro si trovano in Italia, e tutti e quattro puntano sul recupero. È una scelta politica prima ancora che tecnica: l’Europa non ha abbastanza giacimenti sfruttabili sul proprio territorio, ma ha già accumulato nei decenni scorsi una quantità enorme di metalli preziosi incorporati nei suoi prodotti. La frontiera è lì.
L’alternativa all’estrazione e al riciclo è la scoperta di nuovi giacimenti. Nel 2023 in Svezia ne è stato individuato uno di dimensioni eccezionali, il più grande mai censito nel continente. Una notizia accolta con entusiasmo, ma che va ridimensionata: aprire una miniera richiede anni di iter autorizzativi, investimenti enormi, e non risolve da solo il problema strutturale. La dipendenza dalla Cina si è costruita in decenni e non si smonta con un giacimento. Servono più strade percorse contemporaneamente: estrazione dove possibile, riciclo su scala industriale, accordi con Paesi produttori alternativi.
Foto di Denny Müller su Unsplash




