Materie prime critiche: cosa ha deciso il G7 di Évian

Materie prime critiche: cosa ha deciso il G7 di Évian

Dal summit arriva un programma d’azione che punta con più determinazione sull’economia circolare

La dichiarazione adottata dai leader del G7 a Évian sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche è un documento denso, articolato su sei assi tematici. Il punto di partenza è la diagnosi condivisa: l’elevato grado di concentrazione del mercato, la necessità di ridurre le vulnerabilità legate a queste risorse e il crescente ricorso a restrizioni commerciali arbitrarie rendono urgente la diversificazione delle catene di approvvigionamento. Da questa premessa discende un programma d’azione che tocca cooperazione industriale, finanza, strutturazione dei mercati, tracciabilità, scorte strategiche e riciclo.

Materie prime critiche: la necessità di diversificare i Paesi fornitori

Sul fronte della cooperazione industriale, il testo fissa per la prima volta una soglia quantitativa. I Paesi del G7 si impegnano a ridurre la dipendenza da un singolo fornitore esterno al gruppo per terre rare e magneti permanenti a meno del 60% entro il 2030, con l’ambizione di scendere al 50% il prima possibile. Per le altre materie prime critiche, i ministri competenti dovranno definire target specifici entro la fine dell’anno.

Il riferimento è esplicito alle filiere di trasformazione e raffinazione, non solo all’estrazione. È un dettaglio rilevante: il collo di bottiglia non sta tanto nell’accesso ai giacimenti quanto nella capacità di lavorare i minerali estratti. La Cina domina questa fase intermedia con quote di mercato che in alcuni segmenti superano l’ 80%.

I leader hanno accolto positivamente i 195 progetti annunciati dall’inizio del 2026, per un valore complessivo di 64 miliardi di euro di investimenti lungo le filiere delle materie prime critiche, tra partecipazioni azionarie e accordi di acquisto. Si tratta di cifre ancora insufficienti rispetto alla scala del problema, ma rappresentano comunque un primo segnale di mobilitazione del capitale privato.

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Il mercato, da solo, non basta

La dichiarazione riconosce che il solo mercato non è in grado di finanziare adeguatamente la diversificazione delle filiere. Il G7 intende mobilitare capitali pubblici e privati attraverso partecipazioni azionarie, garanzie e accordi di acquisto a lungo termine, e chiede alle banche multilaterali di sviluppo e alle istituzioni finanziarie per lo sviluppo di accelerare il coordinamento su progetti strategici nei minerali critici e nelle infrastrutture abilitanti.

Il testo introduce anche il concetto di “stable investment frameworks”: quadri regolatori stabili che riducano il rischio percepito dagli investitori privati e quindi il costo del capitale per i nuovi progetti minerari e di raffinazione. È un punto tecnico ma cruciale: senza certezza regolatoria, i capitali privati tendono a non impegnarsi su orizzonti di dieci o quindici anni, che sono i tempi minimi per mettere in produzione una nuova miniera.

La strutturazione del mercato: verso una politica industriale esplicita

Forse il passaggio più significativo del documento riguarda la “market structuration”. Il G7 intende esplorare misure sia dal lato della domanda che dell’offerta, tra cui: requisiti di diversificazione delle forniture; meccanismi di stabilizzazione dei ricavi (inclusi sussidi per colmare differenziali di prezzo); strumenti di acquisto congiunto; misure commerciali come quote e prezzi minimi.

È, a tutti gli effetti, una politica industriale attiva applicata alle materie prime strategiche. Il documento precisa tuttavia che queste misure dovranno tenere conto della loro efficacia, dell’impatto sulla competitività, sulle finanze pubbliche e sulle condizioni macroeconomiche, nonché dei costi dell’inazione. Una clausola di salvaguardia che lascia ampi margini di interpretazione a ciascun Paese membro.

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Tracciabilità: il sistema pilota su litio e nichel

Sul fronte della trasparenza, la dichiarazione prevede la costruzione di un sistema armonizzato e interoperabile per tracciare l’origine delle materie prime critiche. Il progetto partirà con due minerali pilota – litio e nichel – e punta a estendersi a cinque nuovi minerali all’anno, con attenzione prioritaria alle terre rare.

Il sistema sarà sviluppato in coordinamento con OCSE e IEA, e includerà anche la condivisione di dati su prezzi, domanda, offerta e capacità di trasformazione. Un aspetto non secondario riguarda gli standard sociali: il G7 intende promuovere la parità di condizioni nell’estrazione dei minerali critici allineando le pratiche agli standard internazionali del lavoro e incoraggiando azioni coordinate per affrontare i rischi sistemici di lavoro forzato, in conformità con il toolkit adottato nel giugno 2026.

Le scorte strategiche: un sistema di early warning

Il capitolo sullo stockpiling è tra i più operativi del documento. I Paesi del G7 si impegnano a sviluppare e potenziare le capacità nazionali di stoccaggio dei minerali critici, sia nel settore industriale che pubblico, e a istituire un meccanismo congiunto di cooperazione (con il supporto dell’IEA) per condividere dati e segnali di allerta su future tensioni di mercato o interruzioni nell’offerta e nella domanda.

Il modello di riferimento implicito è quello delle riserve strategiche petrolifere gestite dall’IEA, che durante la crisi energetica del 2022 ha coordinato rilasci coordinati dai Paesi membri. Trasportare quel modello alle materie prime critiche è tecnicamente più complesso (si tratta di decine di materiali diversi, con caratteristiche fisiche e mercati molto differenti) ma la direzione è chiara.

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Il riciclo: obiettivi da definire

L’economia circolare è presentata come uno degli strumenti strutturali per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il G7 punta ad aumentare significativamente i tassi di riciclo delle materie prime critiche, definire obiettivi specifici entro la fine dell’anno per minerali selezionati, e aumentare la capacità collettiva di riciclo in modo da coprire una quota significativa del fabbisogno annuo dei Paesi membri entro il 2030.

La dichiarazione menziona anche il recupero da rifiuti minerari e fonti secondarie, la lotta all’esportazione illegale di rifiuti contenenti materiali strategici, e l’introduzione di requisiti minimi di contenuto riciclato come strumento normativo.

L’Alleanza permanente

Per garantire il coordinamento di lungo periodo, il G7 ha istituito la G7 Critical Minerals Resilience and Production Alliance, una piattaforma non vincolante aperta a Paesi partner che ne condividano i principi. L’Alleanza eredita e amplia la Critical Minerals Production Alliance avviata sotto la presidenza canadese del 2025, con un mandato esplicito di monitoraggio, condivisione di informazioni e risposta coordinata alle crisi.

Il carattere non vincolante è il limite strutturale dell’intero impianto. Tutti gli impegni descritti restano soggetti alla volontà politica di ciascun governo. La dichiarazione di Évian costruisce un’architettura, ma non garantisce il risultato.