Le proposte avanzate dal Circular Economy Network per il Circular Economy Act. Priorità: rafforzare il mercato delle materie prime seconde
“La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all’altezza dei tempi”. Lo ha ricordato Edo Ronchi durante la Conferenza nazionale sull’Economia circolare. Il contesto geopolitico e l’attuale configurazione delle catene di fornitura evidenziano la nostra vulnerabilità sul fronte delle importazioni di combustibili fossili e materie prime. Una maggiore circolarità diventa quindi strategica non solo per la sostenibilità, ma anche per la competitività e la sicurezza delle nostre economie. Ma servono idee, incentivi e investimenti. Ecco quindi le proposte avanzate dal CEN per il Circular Economy Act.
Un mercato più forte per le materie prime seconde
Le dieci proposte avanzate dal Circular Economy Network alla Commissione europea possono essere lette come un’agenda articolata attorno a tre grandi priorità: rafforzare il mercato delle materie prime seconde; rendere più circolari prodotti e filiere industriali; sostenere la transizione con investimenti e una governance adeguata.
La transizione verso un’economia circolare passa anzitutto dalla creazione di un mercato in grado di valorizzare le materie prime seconde e i prodotti realizzati con materiali riciclati, in modo da renderli più competitivi rispetto alle materie prime vergini. In questa direzione vanno le proposte per rafforzare gli sbocchi di mercato dei materiali recuperati: dall’armonizzazione della legislazione su End of Waste e sottoprodotti agli incentivi fiscali – come, ad esempio, l’Iva agevolata – per rendere competitivi riuso, riparazione e riciclo. Fino agli appalti pubblici, che devono sempre più garantire corsie preferenziali ai materiali riciclati e ai prodotti rigenerati.
Prodotti e filiere più circolari
Un secondo gruppo di proposte riguarda la trasformazione dei processi produttivi e il potenziamento della circolarità in tutte le fasi delle filiere strategiche. In questa direzione va la proposta di accelerare l’attuazione del Regolamento Ecodesign, definendo criteri chiari su durabilità, riparabilità e riciclabilità e incentivando modelli di business che allungano la vita dei prodotti.
Vanno poi estesi i sistemi di Responsabilità estesa del produttore ai settori dove ancora non si applicano e dove potrebbero funzionare, come dimostra l’introduzione recente del sistema per i rifiuti tessili. E vanno promosse le sinergie industriali per favorire lo scambio e il reimpiego degli scarti di produzione come sottoprodotti.
Cruciale è poi la revisione della direttiva RAEE: la raccolta e il riciclo sono ancora a livelli troppo bassi. Non possiamo più disperdere l’enorme potenziale di materie prime strategiche contenute nei rifiuti elettronici. Servono obiettivi mirati e risorse finanziarie adeguate.
Investimenti, territori e governance per accelerare la transizione
La terza area di intervento riguarda le condizioni necessarie per rendere concreta la transizione. Il CEN propone di valorizzare maggiormente il ruolo di città e regioni nell’attuazione delle strategie circolari e di mobilitare gli investimenti pubblici e privati necessari per sviluppare infrastrutture, innovazione e nuove capacità industriali.
Secondo il Network, senza un adeguato sostegno finanziario e, senza il coinvolgimento attivo dei territori, il passaggio a un modello economico più circolare rischia di procedere troppo lentamente rispetto agli obiettivi europei di competitività, resilienza e decarbonizzazione. Stando all’ultimo rapporto della Banca europea per gli investimenti, servono 82 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi all’anno per finanziare la transizione ecologica ed estendere il ciclo di vita dei materiali.
Le proposte nel dettaglio sono illustrate nella presentazione di Edo Ronchi, disponibile sul nostro sito. Tutti i dati aggiornati sull’economia circolare italiana sono invece raccolti nel nostro ultimo rapporto. Nella sezione video trovi anche la registrazione della diretta.




