Imballaggi: etichette più trasparenti aiutano la raccolta

Etichette più trasparenti aiutano la raccolta degli imballaggi

I dati IdentiPack: l’83% delle confezioni vendute indica come fare la differenziata

Il 55,2% dei prodotti confezionati di largo consumo (classificati come “grocery”) presenta la codifica identificativa del materiale di imballaggio. Percentuale che sale al 62,1% se consideriamo le confezioni dove troviamo indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Entrambe le percentuali risultano in crescita. Sono questi alcuni dei dati principali che emergono dall’ottava rilevazione IdentiPack che ha analizzato i prodotti in vendita in ipermercati, supermercati e “libero servizio” (poco più di 9.600 punti vendita con superficie inferiore ai 400 mq) nel periodo luglio 2024, giugno 2025. L’Osservatorio IdentiPack è promosso da Conai e GS1 Italy.

In termini assoluti, parliamo di oltre 82 mila prodotti, il 3,1% in più rispetto alla precedente rilevazione, che riportano il codice alfanumerico (le varie sigle PET 1, ALU 41 ecc) di classificazione del materiale utilizzato per il packaging. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua.

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Etichettatura ambientale: i comparti più virtuosi

L’etichettatura ambientale, quindi, cresce. Ma non in maniera omogenea. Dai dati IdentiPack si evince che ci sono comparti più virtuosi, come il segmento del freddo, mentre altri che arrancano un po’ (ad esempio bevande e cura della persona). L’etichettatura ambientale degli imballaggi è infatti presente sul 67,2% delle referenze nel comparto del freddo. Tra i dati migliori seguono le carni (61,3%), il fresco (61,2%) e la drogheria alimentare (60,4%). Sotto la media bevande (38,8%), prodotti per animali (41,7%) e cura della persona (47,5%).

Per quanto riguarda le indicazioni sulla corretta raccolta differenziata, è presente su oltre il 62% dei prodotti a scaffali (92.474 referenze), per un totale di 22,8 miliardi di confezioni vendute, l’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di 2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di 1,2 punti per confezioni vendute. Anche in questo caso, i reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura della persona, prodotti per animali e bevande restano ancora distanti dalla media. Limitata la presenza di dichiarazioni ambientali volontarie (l’11,5% delle confezioni vendute, 3,1 miliardi di unità).

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Il 7,8% delle confezioni vendute presenta anche informazioni aggiuntive per una raccolta differenziata di qualità. Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità dell’imballaggio, presente solo sullo 0,2% dei prodotti a scaffale. Pochi, infine, i prodotti che sfruttano i QR code per invitare i consumatori a consultare on line le informazioni ambientali (il 3,6% dei prodotti e il 3,2% delle confezioni vendute)

Migliora la trasparenza delle etichette

“La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori”, commenta Simona Fontana, direttrice generale del ConaI. “I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo”.

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Foto di Mika Ruusunen su Unsplash