E per i detenuti del carcere di Sollicciano. Il progetto Piedelibero cresce con Selle Royal
Piedelibero è un progetto di recupero di bici abbandonate che è allo stesso tempo uno strumento per facilitare il reinserimento sociale dei detenuti tramite l’acquisizione di manualità e competenze: anche questa è economia circolare. Siamo a Firenze e i protagonisti di questa bella storia sono i detenuti del carcere di Sollicciano, impegnati nel dare nuova vita alle bici abbandonate sulle strade del capoluogo fiorentino.
Ce ne sono circa 1.800 che ogni anno finiscono nel deposito comunale. Dopo diciotto mesi di “fermo”, vengono donate alla cooperativa sociale Arca, che coordina il progetto. Smontaggio, riparazione e assemblaggio: i detenuti sono coinvolti attivamente in tutte le fasi di “rigenerazione” delle vecchie bici. Si tratta spesso di un telaio rottame che viene opportunamente trattato e al quale vengono innestati componenti nuovi. Le bici riparate vengono poi rivendute a prezzi molto accessibili e competitivi.
La partnership con Selle Royal
Il progetto Piedelibero ha una storia ultra-ventennale che di recente si è arricchita di una partnership prestigiosa con Selle Royal. Fondata nel 1956 in provincia di Vicenza, Selle Royal è oggi un’azienda leader a livello internazionale nella progettazione, produzione e commercializzazione di selle, accessori e componenti per biciclette. Nel 2021 è arrivata a detenere circa il 25% del mercato mondiale delle selle per biciclette.
Affascinata dal progetto, Selle Royal ha ha così deciso di sostenere la cooperativa Arca donando centinaia di selle con piccoli difetti di produzione. Piccole imperfezioni che ne impediscono la commercializzazione ma non ne compromettono la funzionalità. Le Selle Royal finiscono così per completare le biciclette rigenerate marchiate Piedelibero “contribuendo – si legge in un comunicato dell’azienda – in modo concreto a ridurre gli sprechi e a rafforzare un modello di economia circolare che integra una forte dimensione sociale”. Una bella sinergia tra industria, istituzioni e privato sociale.
Sono diversi i progetti di economia circolare che coinvolgono la popolazione carceraria. Ricordiamo ad esempio il birrificio Vale la Pena che a Roma coinvolge i detenuti di Rebibbia. Tra le molte birre proposte c’è anche la RecuperAle, prodotta a partire dal pane recuperato da grandi eventi che altrimenti finirebbe nel cestino. Oppure il progetto di Contarina presso la Casa circondariale di Treviso. Lì i detenuti sono impiegati nel trattamento e nella lavorazione dei tappi di sughero da trasformare in materia prima seconda.




