La proposta: anticipare l’applicazione del regolamento imballaggi sul contenuto minimo riciclato
La crisi nera del settore del riciclo delle plastiche sembra non arrestarsi. Un momento di difficoltà che ha prodotto già notevoli disservizi, come possono testimoniare i cittadini siciliani. Lo scorso novembre, infatti, in alcune province dell’isola la raccolta si è arrestata. Gli impianti di selezione e compattazione erano pieni perché le aziende che riciclano i rifiuti in plastica avevano interrotto gli acquisti. Il motivo? Nessuno è disposto ad acquistare plastica riciclata se quella vergine, proveniente soprattutto da Paesi extra Ue (tra questi Cina, Vietnam, Turchia) costa molto meno.
Il tema è ormai di rilevanza nazionale da non essere più relegato alla stampa specialistica. Se ne è occupata anche la trasmissione Report. Ai microfoni di Rai Tre, Walter Regis, presidente di Assorimap, associazione italiana dei riciclatori, ha specificato che oggi il Pet riciclato arriva a costare circa 1.300/1.400 euro per una tonnellata. Dall’Asia invece si può acquistare una tonnellata di plastica vergine a 700/800 euro. Come se ne esce? “La filiera è in balia di un mercato che non assorbe la plastica riciclata, costringendo a produrre in perdita – sostiene Regis – Le imprese che non versano già in situazioni economiche gravemente compromesse, rimangono in una stasi forzata, non per scelta ma per necessità”.
La proposta: anticipare le nuove norme Ue sugli imballaggi al 2027
“Chiediamo al Governo di seguire l’esempio di altri Paesi europei – aggiunge Regis – e di adottare subito una misura semplice, a costo zero per lo Stato, che garantisca quote obbligatorie di utilizzo nella produzione e difenda la qualità del made in Italy: anticipare al 2027 le disposizioni del regolamento Ue PPWR sul contenuto minimo di riciclato negli imballaggi”. A dicembre dello scorso anno, il MASE ha attivato uno sportello per usufruire di un credito di imposta del 36% per l’acquisto di prodotti e imballaggi che provengono da riciclo.
“L’impatto previsto è marginale rispetto alle necessità del mercato” ha dichiarato a Materia Rinnovabile, Barbara Barbarisi, direttrice innovazione e sostenibilità di Montello. “Incentiva l’acquisto di prodotti e imballaggi riciclati, ma non affronta il problema strutturale del gap di prezzo delle materie prime seconde rispetto ai polimeri vergini – ha aggiunto – Si tratta di una misura una tantum, senza garanzie di continuità, che quindi non crea stabilità per investimenti a lungo termine. Per noi la salvaguardia e la promozione della filiera del riciclo devono essere considerate priorità strategiche nell’ottica di una transizione ecologica autentica e duratura”.
Fatturati in calo: i dati del report “Il riciclo in Italia”
La crisi strutturale del comparto del riciclo delle plastiche è confermata dai dati raccolti nell’edizione 2025 del report “Il riciclo in Italia” curato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il settore del riciclo delle plastiche italiano è in crisi – si legge nel report – fatturato già in calo nel 2024 è ulteriormente peggiorato nel 2025 e con domanda e prezzi delle materie prime seconde ai minimi dal 2020. La filiera che conta complessivamente oltre 350 imprese impiega più di 10 mila addetti e dispone di una capacità installata di riciclo pari a 1,8 Mt, è oggi in difficoltà. Tra il 2024 e il 2025 sono arrivate le prime chiusure di aziende del riciclo della plastica in Italia”.
Tra il 2021 e il 2023 l’utile di esercizio dei riciclatori meccanici in Italia è calato del 95,6%, passando da oltre 148 a poco meno di 7 milioni di euro. In particolar modo ne hanno risentito le aziende del Sud.
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