Materiali riciclati: risorsa strategica per l’Italia

Materiali riciclati: risorsa strategica per l’Italia

Italia si conferma eccellenza nel riciclo. Le difficoltà per plastiche e RAEE. I dati del report sull’Industria del Riciclo

L’Italia si conferma un’eccellenza nel settore del riciclo, soprattutto per ciò che concerne gli imballaggi. Il nostro Paese, dall’importante manifattura ma povero di risorse, migliora anche nell’impiego di materiali riciclati. Il tasso di utilizzo circolare della materia conferma un trend in crescita anche per il 2024. Ma ci sono delle criticità, in particolare nel settore delle plastiche e dei RAEE, che rischiano di avere impatti pesanti sia in termini occupazionali che economici. È questa la fotografia che emerge dalla presentazione del rapporto 2025 sull’Industria del Riciclo, svoltasi oggi, 11 dicembre, a Milano. Un evento promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile in collaborazione con Conai e con Pianeta2030, il mensile green del Corriere della Sera.

Riciclo degli imballaggi oltre il 76%

Ma procediamo con i numeri. Il settore riesce a intercettare l’86% dei rifiuti (tra urbani e speciali) conferiti attraverso i canali legali di smaltimento. Oltre il 76% dei rifiuti da imballaggio viene avviato a riciclo, il che ci pone già oltre il target comunitario del 70% previsto per il 2030. Per alcuni materiali (vetro e acciaio) la percentuale supera l’80%. Nel caso di carta e cartone si arriva addirittura al 92%. Bene anche legno, alluminio e materiali biocompostabili. Migliora anche la raccolta degli imballaggi in plastica che è arrivata a superare il 51% (anche se questo però non scongiura la crisi del settore, come vedremo più avanti). I dati di tutte le 19 filiere analizzate nel rapporto sono disponibili accedendo alla piattaforma ricicloinitalia.it.

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Questi numeri parlano, sia in termini di quantità che di fatturato, di una realtà industriale consolidata che consente al nostro Paese di migliorare anche per ciò che concerne la transizione all’economia circolare. Secondo l’ultima rilevazione Eurostat con i dati 2024, il tasso di utilizzo circolare della materia, quindi l’impiego nella produzione di materiali provenienti da attività di riciclo, è arrivato al 21,6%. Con una crescita di 0,5 punti percentuali rispetto al 2023. Siamo ben oltre la media europea del 12,2%. Ma superiamo di gran lunga nazioni con un’industria comparabile alla nostra. La Francia è al 17,8% mentre la Germania poco sotto il 15%. La Spagna addirittura non raggiunge l’8%.

Materie prime: il costo delle importazioni

Tutto bene quindi? Perché se è vero che la nostra produzione si basa maggiormente sui materiali riciclati è anche vero che l’”esposizione” dell’Italia sul fronte delle importazioni di materie prime rimane ancora più del doppio della media Ue. Nel 2024 la nostra dipendenza dalle importazioni di materiali, seppur leggermente migliorata rispetto al 2023, è stata del 46,6%, mentre la media europea è del 22,4%. Il costo delle importazioni di materiali è salito da 424,2 Mld€ nel 2019 a ben 568,7 Mld€ nel 2024, con un aumento del 34%. “Consolidare l’industria del riciclo vuol dire anche concorrere all’autonomia e sicurezza di approvvigionamento di materiali e ridurre l’alta dipendenza dalle loro importazioni”, ha rimarcato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Ci sono poi le criticità che riguardano il riciclo delle plastiche e i RAEE.

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La raccolta degli imballaggi in plastica cresce ma l’industria del riciclo delle plastiche è in grave difficoltà. Non c’è mercato per le plastiche riciclate. I motivi? I prezzi bassi, anche a causa del greggio a buon mercato, dei polimeri vergini. E la concorrenza di plastiche riciclate provenienti da Paesi extra Ue, dove le filiere sono meno trasparenti e gli standard ambientali meno stringenti. Un quadro aggravato da alti costi per energia e smaltimento delle plastiche non riciclabili.

Le criticità: riciclo delle plastiche e RAEE

“L’industria europea del riciclo delle plastiche – ha sottolineato Ronchi – non dovrebbe perdere l’occasione rappresentata dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi per espandere le sue attività e per rispondere in modo adeguato alla concorrenza cinese: servono però misure urgenti per superare la crisi attuale, per non compromettere le capacità industriali del settore, ma consentirgli di affrontare, con un rilancio, le nuove e impegnative sfide”.

C’è poi lo stallo nella raccolta dei RAEE. Siamo lontanissimi dal target europeo di raccolta al 65% (rispetto ai quantitativi immessi nel mercato nel triennio precedente). Il problema, a dire il vero, è comune a molti altri Stati Membri. Ora la Commissione sta valutando una sorta di “tassa RAEE”: 2 euro per ogni chilo di RAEE che manca per arrivare all’obiettivo europeo. Si stima una spesa di 2,6 miliardi all’anno. Un costo che rischia di scaricarsi sui contribuenti. Per Ronchi “servono investimenti mirati, finanziati dai produttori e gestiti dai consorzi, come previsto dall’accordo Anci–Cdc, per rendere la raccolta capillare ed efficiente”.

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