Serve un mercato unico europeo delle materie prime seconde

CEN: “Serve un mercato unico europeo delle materie prime seconde”

Le imprese italiane aderenti al Circular Economy Network chiedono all’Ue di accelerare: la circolarità è ferma all’11,8%, troppo poco per il Green Deal

L’Europa parla di economia circolare, ma finora si è mossa troppo lentamente. È il giudizio del Circular Economy Network (CEN), che nel suo nuovo position paper chiede una svolta politica e industriale: “Senza un’accelerazione, non sarà possibile raddoppiare l’uso circolare dei materiali entro il 2030”, obiettivo fissato dal Clean Industrial Deal.

Il Circular Economy Network – di cui fanno parte numerose imprese e organizzazioni impegnate in Italia nella transizione verso un’economia circolare – intende contribuire con questo documento alla consultazione aperta dalla Commissione Europea in vista della definizione entro la fine del 2026 del Circular Economy Act, con l’obiettivo di creare un mercato unico europeo per le materie prime seconde, aumentare l’offerta di materiali riciclati di qualità e al contempo stimolarne la domanda, a prezzi competitivi, incentivando l’industria europea a utilizzare materie prime seconde.

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Va sostenuta la domanda di materiali riciclati

Il CEN ricorda che oggi l’Unione Europea resta “una delle aree del mondo che consuma più materia, produce più rifiuti e resta fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime”, comprese quelle critiche. L’aumento del tasso di circolarità, passato dal 10,7% del 2010 all’11,8% nel 2023, è troppo basso per parlare di transizione. L’Italia, pur con un buon 20,8% di circolarità – quasi il doppio della media europea – dipende dalle importazioni per quasi la metà del suo fabbisogno di materie prime (46,6%).

Il documento individua due priorità. Primo: rendere operative e coerenti tra loro le misure già approvate (dal regolamento sull’ecodesign alla direttiva sul diritto alla riparazione, fino alla revisione della direttiva rifiuti e alla normativa sulle materie prime critiche). Secondo: varare nuove politiche industriali e fiscali per sostenere la domanda e l’offerta di materiali riciclati, creando finalmente un mercato unico europeo delle materie prime seconde.

Un mercato che, nelle intenzioni del CEN, dovrebbe essere il cuore del nuovo Circular Economy Act, “in tempi quanto più rapidi possibile”, per rafforzare la competitività dell’industria europea e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

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Il network chiede una strategia integrata. Sul fronte produttivo, servono investimenti in impianti moderni e processi efficienti, norme armonizzate tra Paesi, personale qualificato e criteri di ecoprogettazione vincolanti. Tra le proposte: nuovi strumenti di debito comune europeo, fondi dedicati nel prossimo bilancio UE 2028-2034 e una maggiore libertà per gli Stati di sostenere con aiuti di Stato i processi produttivi circolari.

Sul fronte dei consumi, il CEN ricorda che la transizione non si fa solo dal lato dell’offerta. Occorre “coinvolgere i cittadini” con incentivi economici, informazioni chiare su durata e riparabilità dei prodotti, e un mercato che favorisca anche i servizi circolari — noleggio, riparazione, ricondizionamento — rendendoli economicamente competitivi.

Infine, per raddoppiare il tasso di circolarità, il network invita Bruxelles ad affrontare l’attuale crisi del mercato dei materiali riciclati, schiacciato dai prezzi delle materie prime vergini. Tra le priorità: quote minime di contenuto riciclato, standard comuni di qualità, incentivi per le materie prime seconde certificate e costi energetici più bassi per l’industria del riciclo. Particolare attenzione viene chiesta per la filiera delle plastiche, oggi in forte difficoltà, e per il settore dei RAEE, dove il CEN propone standard obbligatori di trattamento e controlli più rigorosi sui flussi illegali.

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Rumuovere gli ostacoli burocratici

Il documento chiede infine che il nuovo atto europeo introduca una fiscalità verde coerente con gli obiettivi ambientali: aliquote IVA agevolate per i servizi di riparazione e riutilizzo, contributi ambientali che premino chi ricicla e penalizzino chi smaltisce, e la progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi.

“L’Europa – si legge nel paper – deve rimuovere gli ostacoli normativi e burocratici che ancora frenano la libera circolazione delle materie prime seconde, semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi”.

Foto di Marco Pregnolato su Unsplash