Pubblicata in Gazzetta la riforma della Direttiva rifiuti: nuove misure per la gestione dei tessili e la lotta allo spreco alimentare
Il 26 settembre la Riforma della Direttiva Quadro sui Rifiuti è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Ora gli Stati membri avranno 20 mesi per recepirla. Un’importante novità riguarda la lotta allo spreco alimentare: per la prima volta, infatti, l’Ue si dota di target di riduzione degli sprechi da raggiungere entro il 2030. Nello specifico: – 10 % di rifiuti alimentari nella trasformazione e nella fabbricazione; – 30 % pro capite nel commercio al dettaglio, nei ristoranti, nei servizi di ristorazione e nei nuclei domestici. Obiettivi da calcolare rispetto alla media annua degli sprechi nel triennio 2021-2023.
Stando ai dati Eurostat elaborati dal Joint Research Center della Commissione europea, ogni anno in Europa si buttano quasi 59 milioni di tonnellate di cibo. In media 131 chilogrammi per abitante (ma in Italia siamo a 145 kg). Uno spreco responsabile del 16% delle emissioni totali di gas a effetto serra, nonché di una perdita di 132 miliardi di euro.
Direttiva rifiuti : comincia l’era Epr
Per quanto riguarda i rifiuti tessili, la più importante novità prevista dalla revisione della Direttiva riguarda l’introduzione di regimi armonizzati di responsabilità estesa del produttore. Si tratta di un sistema già operativo per altri rifiuti, come quelli da imballaggi o le batterie al piombo. In parole semplici, si carica su marchi di moda e produttori tessili una parte dei costi necessari a raccolta, cernita e riciclo dei rifiuti tessili. Gli Stati membri avranno 30 mesi di tempo dall’entrata in vigore della Direttiva per definire le regole del sistema Epr. Il Parlamento aveva inizialmente proposto 18 mesi ma su questo punto è passata la posizione del Consiglio. In Italia il MASE ha comunicato di voler partire già entro quest’anno.
Le nuove norme interessano capi d’abbigliamento, accessori, calzature, coperte, tende, biancheria e gli Stati membri potranno valutare se inserire anche i materassi. Si applicano a tutte le imprese, anche quelle dell’e-commerce, ma quelle più piccole avranno un anno supplementare per adeguarsi. Le tariffe a carico dei produttori dovrebbero essere “ecomodulate”, ovvero tenere in considerazione la circolarità e le prestazioni ambientali dei prodotti tessili, penalizzando gli operatori della fast fashion.
I rifiuti tessili del continente ammontano a 12,6 milioni di tonnellate l’anno. La stragrande maggioranza – il 78% in Ue, l’81% in Italia – non viene riciclata. Abbigliamento e calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, equivalenti a 12 kg a persona ogni anno. Uno studio dell’European Environment Agency stima che tra il 4 e il 9% degli indumenti commercializzati in Europa vengano distrutti senza essere mai utilizzati. In termini assoluti, parliamo di una forchetta che va dalle 264 mila alle 594 mila tonnellate tra abiti, accessori e scarpe invenduti o restituiti che finiscono in discarica.
Alla revisione della Direttiva rifiuti, il Circular Economy Network ha dedicato uno stakeholder forum al fine di presentarne le principali novità e analizzarne i problemi attuativi. Al riguardo segnaliamo la presentazione di Stefano Leoni che è possibile scaricare da questo link.
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