Economia circolare: dall’Ue su nuovi indicatori per misurare il cambiamento

Economia circolare: nuovi indicatori per misurare il cambiamento

Un nuovo report propone 60 indicatori di circolarità per una fase di test su 11 settori

Non basta dichiarare di voler diventare più circolari: serve capire se e come ci si sta davvero muovendo in quella direzione. È questo l’obiettivo del nuovo rapporto della Commissione europea, che propone un set innovativo di indicatori per misurare la transizione verso l’economia circolare. Il lavoro, durato due anni, ha analizzato più di 700 indicatori, selezionandone 60 per una fase di test su 11 ambiti prioritari: dai veicoli alle città, dall’ICT al packaging.

L’idea parte dalla necessità di avere indicatori di circolarità capaci di valutare il valore aggiunto delle strategie più virtuose, come il riuso, la riparazione o la condivisione, rispetto alle pratiche più “deboli” come il semplice riciclo. Così il team ha proposto strumenti che misurano, per esempio, la frequenza del car sharing, il numero di prodotti riparati, o il grado di accessibilità ai servizi di riutilizzo.

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Un’altra innovazione del progetto è la volontà di uscire dal recinto degli indicatori ambientali puri, abbracciando anche gli impatti sociali e culturali. Il risultato è un’analisi più profonda, che include aspetti come l’equità nell’accesso alle soluzioni circolari o l’accettabilità sociale delle nuove pratiche. Il tutto per evitare di promuovere strategie che, pur efficienti sulla carta, creano nuove disuguaglianze o si rivelano poco praticabili nella realtà quotidiana.

Ma per trasformare gli indicatori in strumenti operativi servono dati affidabili, e qui arrivano le difficoltà. Il report denuncia una forte carenza di informazioni, soprattutto nei settori emergenti come l’economia bio-based. Spesso i dati non esistono, o sono frammentari, o restano bloccati per motivi commerciali. Da qui la proposta di nuove regole di trasparenza e piattaforme comuni, che permettano di superare gli ostacoli senza gravare inutilmente su imprese e cittadini. Il risultato finale è un toolkit aperto e adattabile, pensato per essere usato da decisori politici, enti locali, imprese e attivisti.

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