Pochi la conoscono e molti credono che l’Italia sia indietro. Sondaggio Ipsos per Legambiente
Solo il 24% degli italiani dichiara di conoscere in maniera esaustiva cosa significa economia circolare. Complessivamente il concetto è familiare al 38% della popolazione. Mentre un italiano su quattro dichiara di non averne mai sentito parlare. Se poi passiamo alla percezione di quel che sta facendo il nostro Paese su questo versante, ci rendiamo conto che c’è ancora molto da fare in termini di informazione e comunicazione. Solo il 16% è consapevole del fatto che l’Italia ha un posizionamento migliore della media europea per ciò che concerne la circolarità delle produzioni. Dato in crescita (era il 12% nel 2024) ma ancora marginale. Il 37% invece crede che la performance dell’Italia sia sotto la media Ue. Percentuale che tra i giovani (fascia 18-24 anni) sale addirittura al 48%.
Sono questi alcuni dati della ricerca L’Italia e la sostenibilità, realizzata da Ipsos e presentata nel corso dell’”Ecoforum nazionale sull’economia circolare” di Legambiente, Kyoto Club, Nuova Ecologia. La ricerca si basa su 1.000 interviste online (raccolte tra il 5 e l’11 giugno 2025) a un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 16 e i 75 anni.
Al di là dell’ancora limitata conoscenza dell’economia circolare, l’indagine Ipsos fotografa una visione sostanzialmente positiva della transizione ecologica. Il 79% è infatti convinto che faccia bene all’ambiente e all’economia. Il 40% degli intervistati ritiene che nei prossimi anni aumenteranno i green jobs (percentuale che sale al 61% tra chi ritiene di conoscere l’economia circolare). Tra le principali azioni per contrastare i cambiamenti climatici, i cittadini chiedono più incentivi del governo per la produzione e l’impiego di energie pulite (47% di preferenze) e una semplificazione dell’iter autorizzativo degli impianti per le rinnovabili. Netto il no agli impianti nucleari nelle vicinanze (non li vuole il 91% degli intervistati). Nucleare i cui potenziali benefici sarebbero comunque tardivi: per il 37% potrebbero arrivare in 20 anni, il 25% ritiene che non ci saranno mai.
Le proposte per un Clean Industrial Deal italiano
Dall’EcoForum sono arrivate anche tre proposte concrete al governo per un Clean Industriale Deal made in Italy che punti davvero sull’economia circolare:
- velocizzare gli iter di autorizzazione e realizzazione degli interventi previsti dal Pnrr che riguardano il miglioramento della raccolta differenziata e gli impianti di riciclo;
- semplificare l’iter di approvazione dei decreti End Of Waste (Eow), per garantire il recupero e l’impiego di materie prime seconde nei cicli produttivo, inserendo sistemi di consultazione maggiormente accessibili;
- potenziare i controlli ambientali completando l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, per prevenire l’illegalità nel ciclo dei rifiuti.
Foto di Matt Seymour su Unsplash




