UK, circolarità per la spinta economica

UK, circolarità per la spinta economica

Uno studio firmato PriceWaterhouseCoopers (PwC) propone la circolarità per aumentare la produttività sul lavoro e l’occupazione

Negli ultimi anni, l’economia del Regno Unito si è scontrata con un problema difficile da risolvere: la stagnazione della produttività. Nonostante un aumento dell’occupazione e delle ore lavorate, la crescita del Pil e dei salari è rimasta deludente. Un paradosso, quello definito “puzzle della produttività”, che ha resistito a molte delle ricette tradizionali. Ora, però, uno studio firmato PriceWaterhouseCoopers (PwC) propone un’alternativa interessante: puntare sulla circolarità.

Il rapporto, intitolato Building a more productive and resilient UK through circularity, sostiene che l’introduzione di pratiche di economia circolare in quattro settori strategici – edilizia, tessile, imballaggio ed elettronica – potrebbe contribuire in modo significativo a rilanciare crescita, occupazione e produttività, con vantaggi trasversali sull’intero sistema economico.

Con la circolarità +1% di Pil

A differenza di altri approcci macroeconomici, lo studio PwC non indulge in ottimismi azzardati: gli scenari analizzati sono volutamente prudenti e a breve termine. Nonostante questo, i risultati sono tutt’altro che trascurabili. L’introduzione mirata di pratiche circolari nei quattro settori individuati produrrebbe, secondo le stime, una crescita del PIL britannico compresa tra lo 0,85% e l’1%.

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Un effetto che non si limita ai numeri del prodotto interno lordo: si tradurrebbe nella creazione o nel mantenimento di circa 150.000-170.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno. Il dato più interessante riguarda però la produttività del lavoro, che salirebbe dallo 0,2% allo 0,4% – una variazione superiore a quella prevista per molte tecnologie emergenti considerate oggi trainanti, come l’intelligenza artificiale o l’automazione avanzata.

Il potenziale della circolarità per il Regno Unito

La circolarità, osservano gli autori dello studio, ha un potenziale specifico in una nazione come il Regno Unito. Se è vero che Londra e dintorni non dispongono di una solida base estrattiva o manifatturiera su cui poggiare una transizione industriale classica, è altrettanto vero che l’elevata densità abitativa e la rete logistica ben sviluppata offrono un terreno ideale per modelli basati sul riutilizzo, la riparazione e la rigenerazione dei materiali.

È il caso, ad esempio, dell’elettronica di consumo, dove il recupero e la riparazione di dispositivi possono rappresentare non solo un’alternativa più sostenibile allo smaltimento, ma anche un’occasione concreta di business e di lavoro qualificato. Lo stesso vale per l’imballaggio, dove la riduzione degli sprechi e l’uso di materiali riciclabili o compostabili può generare filiere a basso impatto con effetti positivi sulla competitività.

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Quello delineato da PwC non è un piano verde generico o di facciata. Lo studio mette al centro l’economia circolare non solo come strumento ambientale, ma come leva strutturale per superare un impasse economico reale. E in un contesto come quello britannico, dove la crescita degli ultimi anni è stata trainata più dal consumo che dalla produzione, l’idea di una “produttività rigenerativa” – che crea valore attraverso la riduzione degli scarti – potrebbe rivelarsi una chiave vincente.

Foto di Chris Boland su Unsplash