Il primo impianto che rigenera la fibra di carbonio

Il primo impianto che rigenera la fibra di carbonio

Si chiama FIB3R e lo ha realizzato il Gruppo Hera a Imola. Produrrà fino a 160 tonnellate all’anno

Il Gruppo Hera ha inaugurato a Imola l’impianto FIB3R. Un nome che richiama da un lato il materiale trattato – la fibra di carbonio – dall’altro tre R che stanno per recover, reduce, reuse. FIB3R è il primo impianto industriale in Europa in grado di rigenerare la fibra di carbonio. Un materiale strategico per molteplici settori. Dall’aerospazio al settore navale, fino all’automotive. E non a caso FIB3R si trova a Imola (Bo), nel cuore della cosiddetta Motor Valley.

“Siamo praticamente accanto all’autodromo e credo che la fibra di carbonio si possa associare molto al mondo automotive e quindi alla Motor Valley e infatti oggi non nasce solo FIB3R, ma anche la Circular Valley”, ha dichiarato nel corso dell’inaugurazione Orazio Iacono, ad del gruppo Hera. “È un ulteriore tassello, che si aggiunge agli oltre 100 impianti esistenti, che fa di Hera una grande, moderna piattaforma impiantistica con la quale siamo sempre più interessati a sviluppare nuove soluzioni di economia circolare per l’industria italiana”.

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L’impianto nasce grazie a un investimento complessivo di 10 milioni di euro, di cui 2,2 da fondi Pnrr. A pieno regime, l’impianto FIB3R sarà in grado di trattare 320 tonnellate di fibra di carbonio, garantendo in uscita 160 tonnellate di fibra di carbonio rigenerata all’anno. Ad alimentare una prima linea di produzione – una seconda dovrebbe essere attivata nel 2026 – gli scarti di lavorazione delle componenti di alcuni veicoli aerei prodotti dalla divisione Aerostrutture del gruppo Leonardo.

Un risparmio del 75% di energia

Secondo le stime del Gruppo Hera, la rigenerazione della fibra di carbonio usata consentirà un risparmio energetico del 75% rispetto all’impiego di nuova fibra vergine. Come spiegato in un articolo del Sole 24 Ore, la fibra di carbonio dismessa viene trattata con un processo di pirogassificazione a 500°C che consente di separarla dalla resina di cui è normalmente impregnata. Il processo di produzione della fibra vergine, il cui costo si aggira sui 100 mila euro a tonnellata, raggiunge invece i 3.000°C. Peraltro, l’approccio circolare non si ferma alla rigenerazione della fibra. Infatti, la resina decomposta in forma gassosa viene utilizzata per produrre una parte dell’energia necessaria al processo.

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L’impianto del Gruppo Hera nasce anche grazie alla collaborazione con il Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna e con Curti Costruzioni Meccaniche, realtà ravennate specializzata nell’automazione per applicazioni industriali. Suo un primo impianto pilota di riciclo della fibra di carbonio a Faenza. “Il recupero della fibra di carbonio non solo consente di ridurre l’impatto ambientale di questi scarti, ma crea anche nuove opportunità di mercato in settori strategici dell’industria”, ha aggiunto Iacono. “Investire in infrastrutture circolari di questo tipo significa aumentare la resilienza delle filiere produttive, ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche e, al contempo, creare valore attraverso modelli di business sostenibili”.