Cosa c'è nel Clean Industrial Deal

Cosa c’è nel Clean Industrial Deal

Focus su energia e settori hard to abate. Priorità anche alla circolarità

La Commissione Europea ha presentato il Clean Industrial Deal, un pacchetto di misure per supportare la decarbonizzazione dell’industria europea. Prima di tutto bisogna agire sui costi dell’energia, il che significa dare una mano soprattutto a quei settori in cui è più arduo abbattere le emissioni. E che hanno bisogno di una fornitura “costante e sicura di energia pulita e conveniente”. Poi bisogna far sì che la maggiore qualità ambientale delle produzioni industriali europee sia incentivata e valorizzata dal mercato. Ultimo, ma non per importanza: gli investimenti. La Commissione punta a mobilitare fino a 100 miliardi di euro.

In questo scenario, la circolarità sarà una priorità. Nella sua comunicazione, l’esecutivo UE sottolinea la necessità di spingere sull’acceleratore per arrivare entro il 2030 a un tasso di utilizzo circolare della materia del 24% di media, dall’11,8% attuale.

Primo obiettivo: abbassare i costi dell’energia.

Per tagliare la bolletta energetica, la Commissione Europea punta su tre direttive principali: rinnovabili ed elettrificazione per ridurre la dipendenza da importazioni di combustibili fossili; migliore interconnessione e creazione di un vero mercato unico; maggiore efficienza.

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Sul fronte energetico, contemporaneamente al Clean Industrial Deal, la Commissione ha licenziato l’Affordable Energy Action Plan che prevede le prime azioni concrete. Tra queste, il lancio di un piano pilota per i contratti PPA delle aziende. Commissione e Banca europea degli investimenti mettono sul piatto 500 milioni di euro a garanzia dei contratti di fornitura di energia a lungo termine sottoscritti dalle aziende, in particolare Pmi ed energivori. La Commissione annuncia anche provvedimenti per sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili, in particolare per le forniture energetiche all’industria. Previsto inoltre un quadro regolatorio più chiaro sull’idrogeno verde e un intervento sul mercato del gas per limitare speculazioni e volatilità dei prezzi.

Fino a 100 miliardi di investimenti

Per valorizzare le produzioni europee a minor impatto ambientale la Commissione vuole definire un sistema di etichettatura per certificare l’intensità carbonica delle produzioni industriali. Certificazioni volontarie che potranno consentire ai produttori l’accesso a incentivi sia comunitari che statali. Si comincia con l’acciaio e a seguire il cemento. All’orizzonte anche una proposta per riscrivere il quadro normativo per il public procurement, per introdurre criteri di sostenibilità, circolarità, resilienza e preferenza per produzioni “made in Europe” negli appalti pubblici per i settori strategici.

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Per il capitolo investimenti, la misura più in vista è la creazione di una “Industrial Decarbonizing Bank” da dotare con 100 miliardi da investire nella decarbonizzazione industriale e nello sviluppo di tecnologie pulite. Una parte delle risorse arrivano dal Fondo innovazione, ma la maggior parte dovrebbe arrivare dal sistema ETS, ovvero dalle quote pagate dalle industrie per poter inquinare. Sul fronte ricerca e innovazione è previsto invece un bando Horizon Europe da 600 milioni per il biennio 2026-2027.

Circolarità e materie prime critiche

“Si prevede che il potenziale circolare del mercato europeo della rigenerazione crescerà dal suo valore attuale di 31 miliardi di euro a 100 miliardi di euro entro il 2030, creando 500.000 nuovi posti di lavoro”, si legge nel Clean Industrial Deal. Quindi “molto più che in passato, la circolarità deve essere un driver di innovazione”.

Come già reso noto, in particolare con il competitiveness compass, nel 2026 dovrebbe arrivare un Circular Economy Act. La norma nasce con l’intento di facilitare la libera circolazione di materie prime seconde, prodotti circolari e rifiuti. Prevista una revisione delle regole esistenti sui rifiuti elettronici nell’ottica di facilitare il recupero delle materie prime critiche che contengono. E un’armonizzazione dei criteri end-of waste. Prima di allora dovrebbe essere operativo un centro europeo per i critical raw materials, una sorta di centrale unica di acquisto per ottenere prezzi più convenienti per le aziende europee.

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