L’Italia produce ancora troppi rifiuti speciali

L’Italia produce ancora troppi rifiuti speciali

Stiamo migliorando ma non al passo delle grandi economie Ue

Al confronto con le principali economie europee, l’Italia è la nazione che produce ancora la maggior quantità di rifiuti speciali in rapporto al Pil. In particolare, rifiuti prodotti dalle attività economiche, quindi non i rifiuti domestici. Nello specifico, nel decennio 2012-2022, la produzione di rifiuti da attività economiche è cresciuta del 14,8% mentre il Pil solo del 7,2%.

Rifiuti da attività economiche: lontano il decoupling

Come è evidente, sembra lontano il cosiddetto decoupling, ovvero il disaccoppiamento, tra produzione di rifiuti, in particolare rifiuti speciali, e crescita del Pil. L’obiettivo è far crescere il Pil mantenendo costante, o diminuendo, la quantità di rifiuti. Nel decennio esaminato il percorso è stato opposto.

Un confronto con due Paesi equiparabili al nostro rende bene il divario. Nello stesso periodo in Germania il Pil è cresciuto di oltre il 12%, mentre la produzione di rifiuti speciali solo del 2,8%. In Francia, invece, a fronte di una crescita della ricchezza prodotta di oltre l’11% la produzione di rifiuti da attività economiche è addirittura scesa del 6%. C’è da dire che il quadro migliora nettamente se ci concentriamo sull’ultimo quadriennio del periodo preso in esame. Infatti, tra il 2018 e il 2022 la produzione di rifiuti da attività economiche è aumentata solo dello 0,5%, mentre il Pil di oltre il 4%. Quindi, forse, stiamo invertendo la rotta.

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Questi numeri sono frutto di una elaborazione dei dati Eurostat realizzata dal Laboratorio REF Ricerche. L’analisi si concentra sui rifiuti da attività economiche, sottocategoria dei rifiuti speciali, che costituiscono (dato 2022) il 43% del totale (82,4 milioni di tonnellate). A loro volta, i rifiuti da attività economiche possono essere suddivisi in primari e secondari. Questi ultimi sono il frutto di trattamenti intermedi dei rifiuti stessi. E sono proprio i secondari a registrare l’aumento più significativo: +18% in dieci anni. Quest’ultimo è un dato ambivalente che però riveste un’importanza cruciale.

Rifiuti secondari e filiere di riciclo

Come si legge nel report REF, l’andamento della produzione di rifiuti secondari “costituisce una proxy dell’efficacia del ciclo di gestione dei rifiuti in tutte le sue declinazioni: industriali, istituzionali e normativo-amministrative”. E perché ambivalente? “La produzione di rifiuti secondari rappresenta un tratto di virtù, poiché i trattamenti intermedi sono la contropartita degli elevati livelli di avvio a riciclaggio dei rifiuti. Un ambito, nel quale, l’Italia è ai primi posti nelle graduatorie europee. Gli ingenti volumi di rifiuti da rifiuti derivano, quindi, dall’intensa attività di preparazione al riciclo. Di contro, lo stesso dato può nascondere qualche ombra, giacché l’elevato ricorso a trattamenti intermedi può essere anche il segnale della mancanza di impianti per il recupero energetico degli scarti e/o del mancato sviluppo dei mercati delle materie prime seconde”.

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Il picco della produzione di rifiuti secondari si è registrato nel 2018 (26,7 milioni di tonnellate). L’ultimo dato del 2022 indica un miglioramento con una produzione in calo (25,2 milioni di tonnellate). Ma si può fare di più. Il position paper del Laboratorio REF suggerisce tre strade principali:

  • la prevenzione, a partire dalla promozione dell’istituto giuridico dei sottoprodotti;
  • il recupero della materia, attraverso il miglioramento della disciplina End of Waste che possa facilitare gli sbocchi di mercato per i materiali ottenuti da riciclo;
  • il recupero energetico, per valorizzare le frazioni non riciclabili.

A questo link è possibile scaricare il position paper del Laboratorio REF Ricerche.