In provincia di Arezzo un impianto che usa una tecnica a ridotto impatto ambientale
È il primo impianto in Europa che estrae metalli preziosi e materie prime critiche dalle schede elettroniche dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) con tecnica idrometallurgica. Un progetto che rivoluziona il concetto di economia circolare, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando il territorio locale. Lo hanno realizzato a Terranuova Bracciolini (Ar), Valdarno Ambiente e Gruppo Iren.
Attraverso un processo combinato di disassemblaggio meccanico e trattamento idrometallurgico, l’impianto è in grado di estrarre e purificare metalli preziosi come oro, argento, palladio e grandi quantità di rame. Calcolando che può trattare oltre 300 tonnellate di schede elettroniche all’anno ci si aspetta che permetta di recuperare, sempre in un anno, quasi 200 kg di metalli preziosi e 57 tonnellate di rame. Ottenendo anche un altro vantaggio ambientale: la produzione di CO₂ è tre volte inferiore rispetto ai tradizionali metodi estrattivi e di incenerimento. Inoltre l’acqua utilizzata viene quasi totalmente riciclata all’interno dello stabilimento, mentre le emissioni in atmosfera sono costantemente monitorate e controllate da sistemi avanzati di filtrazione.
Un polo d’eccellenza per l’economia circolare
“Questo impianto – ha dichiarato il sindaco di Terranuova Bracciolini, Sergio Chienni – rappresenta un punto di svolta per il nostro territorio. Oltre a creare nuove opportunità economiche e occupazionali, il progetto ci posiziona come un polo d’eccellenza per l’economia circolare. Il recupero dei metalli preziosi con un impatto ambientale ridotto è un esempio concreto di come l’innovazione industriale possa coniugarsi con la sostenibilità e valorizzare il tessuto produttivo locale, come il nostro distretto orafo. È un orgoglio ospitare un impianto che guarda al futuro con responsabilità e visione”.
È un modello che inverte la situazione attuale. Oggi, oltre il 90% delle schede elettroniche italiane viene esportato all’estero. Con questo impianto, il Gruppo Iren introduce un modello di filiera corta: i materiali recuperati resteranno in Italia, pronti per essere utilizzati dal distretto orafo aretino, uno dei più importanti a livello internazionale.
“Abbiamo scelto di investire nel Valdarno – ha sottolineato il presidente del Gruppo Iren, Luca Dal Fabbro – per valorizzare le sue specificità economiche e costruire un sistema circolare che rafforzi l’indipendenza industriale italiana. Questo impianto è una best practice non solo per l’Italia, ma per tutta Europa, perché dimostra come l’innovazione tecnologica possa essere la chiave per un futuro sostenibile”.
Non si tratta solo di recupero di rifiuti, ha aggiunto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, “è una fabbrica di prodotti di alta qualità: produce oro, argento e rame” con una “tecnologia molto avanzata che mi auguro possa essere replicata in più luoghi oppure ingrandita di molto”.




