Indagine Ipsos per Erion: solo un italiano su due conosce il significato dell’acronimo
Solo il 53% dei cittadini italiani sa cosa significa l’acronimo RAEE. Il dato emerge dalla nuova indagine Osservatorio conoscenza RAEE, realizzata dall’istituto di ricerca Ipsos per conto di Erion Weee, consorzio del sistema Erion deputato alla gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Una situazione pressoché stabile rispetto a due anni fa quando a saper dare un significato all’acronimo era il 52% degli intervistati. C’è quindi ancora una bassa consapevolezza dell’importanza dei RAEE per il recupero di materie prime strategiche. I dati dell’Osservatorio arrivano dai questionari inviati a un campione di 1.000 individui, affiancato da un focus specifico su 500 giovani tra i 18 e i 26 anni.
Migliora la conoscenza del servizio “1 contro 0”
Ci sono, tuttavia, anche tendenze incoraggianti. Migliora, lentamente ma costantemente, la conoscenza del servizio “1 contro 0”, dal 42 al 48% degli intervistati. Parliamo della possibilità di consegnare un dispositivo di piccole dimensioni – smartphone, tablet, cuffie wireless – a rivenditori e punti vendita, senza la necessità di acquistare nulla in cambio. Più che soddisfacente è anche la conoscenza del servizio “1 contro 1” che passa dal 66% di novembre 2022 al 69% del luglio 2024. I giovani fanno registrare risultati altalenanti. Sopra la media nazionale il dato relativo al servizio “1 contro 0”, ma la conoscenza dell’acronimo RAEE si ferma al 40% del campione, il 13% in meno rispetto la media nazionale.
A livello territoriale, sono le regioni del Nord Italia a registrare la maggiore conoscenza dell’acronimo RAEE (56%), costantemente superiore alla media nazionale (53%) seguite da quelle del Centro (54%) e del Sud (49%). Le regioni del Sud, però, rappresentano i territori che hanno mostrato la crescita più significativa su questo punto passando, da novembre 2022 a luglio 2024, dal 46% al 49%. Si attesta al 28% la quota di coloro che hanno dichiarato di essersi rivolti agli “svuota cantine” per disfarsi dei propri RAEE. Mentre sono il 30% coloro che hanno dichiarato di essere stati avvicinati da soggetti non autorizzati al di fuori dei centri di raccolta. Sono queste situazioni ad alimentare un flusso parallelo di dismissione dei RAEE, interessato solo a recuperare i materiali più facilmente valorizzabili senza troppe attenzioni alle corrette procedure di smaltimento.
Serve una comunicazione più chiara, soprattutto verso i giovani
“Diventa sempre più urgente individuare, insieme alle istituzioni, strategie comunicative ancora più efficaci per consolidare la conoscenza sui RAEE”, afferma Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE. “E bisogna fare ancora di più per le generazioni più giovani: la loro consapevolezza è strettamente legata agli stimoli comunicativi che ricevono. Noi proseguiremo con programmi e iniziative dedicate ai cittadini ma ci auguriamo che anche altre realtà operanti nella filiera del riciclo decidano di affiancarci in questo percorso”.
“I dati raccolti dimostrano la persistenza di comportamenti errati e di convinzioni fuorvianti, a riprova della complessità del tema”, aggiunge Alberta Della Bella, senior researcher presso Ipsos Public Affairs. “Risulta dunque fondamentale promuovere un legame più solido tra cittadino e rifiuto elettronico, attraverso una comunicazione chiara, semplice ed esaustiva, che renda tutti protagonisti del cambiamento necessario per garantire un futuro sostenibile”.
Foto di Lauren Mancke su Unsplash




