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‘Na tazzulella de riuso

I risultati di uno studio ENEA sull’uso degli scarti della torrefazione del caffè come ingrediente nei prodotti da forno

Gli scarti della torrefazione del caffè possono diventare un ingrediente ad alto valore aggiunto nei prodotti da forno. E questo riutilizzo permetterebbe la riduzione del 73% dell’impatto ambientale delle lavorazioni. Allo stesso tempo, consentirebbe di dimezzare i costi di smaltimento per le aziende. È questo, in sintesi, il risultato di uno studio ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, sulla sostenibilità economica e ambientale dello smaltimento della così detta silverskin, il principale scarto organico della torrefazione del caffè. Ad oggi chi si occupa di torrefazione del caffè ha l’obbligo di trasformare in compost la silverskin prodotta. E si tratta di un materiale molto valido anche per la salute: è infatti ricca in fibre (35%), proteine (19%) e antiossidanti.

“L’analisi del ciclo di vita ha evidenziato che l’utilizzo alimentare della silverskin consentirebbe di evitare circa 250 kg di COequivalente per ogni tonnellata di farina sostituita con lo scarto del chicco del caffè, pari a un quantitativo di CO2 che può essere assorbito da 22 alberi”, spiega Giuliana Ansanelli, ricercatrice ENEA e coautrice dello studio insieme alle colleghe Gabriella Fiorentino e Amalia Zucaro del Laboratorio ENEA Tecnologie per il riuso, riciclo, recupero e valorizzazione di rifiuti e materiali.

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Vantaggi ambientali ed economici

E i vantaggi sarebbero anche economici. “I risultati dell’Analisi dei Costi del Ciclo di vita indicano che l’azienda di torrefazione campana, analizzata nello studio, può conseguire una riduzione di quasi il 60% dei costi legati allo smaltimento della silverskin, passando da 448 €/ton a 190 €/ton, se valorizzata come ingrediente funzionale piuttosto che come compost”, aggiunge Fiorentino.

Per avere un’idea della quantità di materiale prodotto, nel 2019 il settore agro-industriale della Città Metropolitana di Napoli ha generato circa 30mila tonnellate di rifiuti organici. Di questi, quasi il 3% proveniva da aziende di torrefazione del caffè, e in gran parte proprio dalla suddetta silverskin

I risultati della ricerca citata da ENEA, che è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo Biocircularcities sono stati pubblicati sulla rivista Sustainability.