EEA: "L'Ue rischia di mancare l'obiettivo 2030 sulla circolarità"

EEA: “L’Ue rischia di mancare l’obiettivo 2030 sulla circolarità”

Sull’economia circolare bisogna accelerare, con politiche “vincolanti e orientate agli obiettivi”

Ci sono alcuni segnali allarmanti che indicano come la transizione all’economia circolare del continente europeo stia vivendo una fase di stagnazione. Benché abbia fatto molto, a partire dal Circular Economy Action Plan che è uno dei pilastri del Green Deal, l’Europa deve spingere sull’acceleratore per ottenere progressi più sostanziali e così cercare di raggiungere gli obiettivi che si è data.

Alcuni indicatori chiave (produzione di rifiuti, tassi di riciclo, tasso di utilizzo circolare dei materiali per citare i più significativi) indicano un andamento assolutamente insufficiente al raggiungimento dei target 2030. Serve una maggiore attenzione all’uso efficiente delle risorse, anche nell’ottica di una maggiore indipendenza nell’approvvigionamento di materie prime strategiche. E servono politiche sempre più “vincolanti e orientate agli obiettivi”. A scriverlo è l’EEA, l’European Environment Agency, presentando il suo ultimo report intitolato Accelerating circular economy in Europe — state and outlook 2024.

Tasso di circolarità in Ue: progressi troppo lenti

Negli ultimi cinque anni sono stati fatti notevoli passi avanti ma non è ancora stato intaccato radicalmente il modello di produzione lineare. Oggi l’Europa è l’area che fa registrare il migliore tasso di utilizzo circolare di materia. Nel 2022, l’11,5% delle risorse materiali utilizzate in Ue sono derivate da attività di riciclo. Nel 2004 era l’8,2%. Si tratta di un valore positivo se confrontato all’arretramento globale dell’economia circolare, così come certificato dall’ultimo Circularity gap report. Bisogna ricordare però che l’Ue si è data come obiettivo 2030 il raddoppio del tasso di circolarità. E a questo ritmo è impossibile farcela.

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Servono politiche ambiziose su più fronti, da implementare il prima possibile. Uno scenario elaborato dalla stessa Agenzia suggerisce, ad esempio, che il tasso di circolarità potrebbe arrivare al 22% nel 2030, in presenza di tre condizioni chiave:

  • l’aumento dal 40 al 70% del tasso di riciclo di tutti i materiali;
  • la diminuzione del 15% dell’input di materiali da immettere nel ciclo produttivo;
  • il taglio di un terzo dei consumi di combustibili fossili.

“È chiaro – scrive l’EEA – che ciascuna di queste azioni rappresenta di per sé un obiettivo altamente impegnativo”.

Crescita economia e consumo di risorse

Obiettivi impegnativi ma non impossibili. Guardiamo ad esempio al consumo totale di materiali. Nel 2022 è stato inferiore del 2% rispetto al 2000, mentre nello stesso arco temporale il prodotto interno lordo è cresciuto del 31%. Si è registrato quindi un leggero disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse. Ancora troppo poco, certo, ma la notizia positiva è che questo disaccoppiamento è dovuto principalmente alla progressiva penetrazione di fonti rinnovabili nella produzione energetica che ha determinato un calo del 28% nei consumi di combustibili fossili.

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Insomma, gli sforzi di lunga data per passare a forme più pulite di produzione di energia stanno cominciando a dare i primi frutti a dimostrazione del fatto che le politiche europee servono. Le politiche sull’economia circolare sono relativamente recenti e i risultati sembrano ancora lontani. Ma bisogna investire uguali energie, partendo dall’obiettivo di ottimizzare e diminuire l’utilizzo delle risorse materiali. All’estrazione e alla lavorazione delle risorse sono da imputare il 50% delle emissioni climalteranti.

Tassi di riciclo stagnanti

Anche sul fronte riciclo l’outlook dell’EEA non è positivo. Per molti Stati membri i tassi di riciclo sembrano “stagnanti” e molti Paesi rischiano di non raggiungere i target 2030. Il nostro Paese, ad esempio, rischia di mancare l’obiettivo di raccolta del 65% di Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, miniere preziose di materie prime critiche.

L’Ue deve stimolare il cambiamento e il dinamismo dei suoi Stati membri anche fissando degli “hard targets”, obiettivi che potremmo definire sfidanti.

“Allo stato attuale il Circular Economy Action Plan e gli altri strumenti correlati hanno fissato relativamente pochi obiettivi concreti, il che potrebbe portare a ridimensionare la priorità data agli interventi per l’economia circolare, a favore di altre aree in cui sono stati fissati degli obiettivi vincolanti. L’introduzione dei target aumenterebbe la priorità delle azioni di economia circolare agli occhi delle autorità nazionali e assicurerebbe l’attuazione di interventi che generano risultati misurabili”.

EEA: Accelerating circular economy in Europe — state and outlook 2024.