Pnrr e rifiuti: progetti non sempre coerenti

Pnrr e rifiuti: progetti non sempre coerenti

Studio del Laboratorio REF: “Pnrr e rifiuti: dal Pngr alla Strategia nazionale”

Stimolare le iniziative per ridurre i divari territoriali e migliorare la gestione dei flussi di rifiuti più critici. Se queste sono le finalità del Pnrr nel settore dei rifiuti, non sempre i progetti presentati sono risultati coerenti con questi obiettivi. A fare il punto della situazione è il Laboratorio Ref Ricerche nel suo ultimo Position Paper su “Pnrr e rifiuti: dal Pngr alla Strategia nazionale”

Nel settore rifiuti infatti il Pnrr rappresenta un’occasione importante, vista la necessità di investimenti in un comparto che svolge un ruolo fondamentale nella promozione dell’economia circolare e nel contrasto al cambiamento climatico.

Nei rifiuti, il Pnrr ha previsto 2,1 miliardi di euro di investimenti destinati da un lato a colmare i divari territoriali e dall’altro a raggiungere gli obiettivi di circolarità. Due le direttrici di intervento. Alla prima è andato il 71% delle risorse destinate al ciclo dei rifiuti ed è stata riservata a soggetti pubblici. Alla seconda, rivolta alle imprese private, il rimanente 29% dei fondi.

Le iniziative dei soggetti pubblici

Gli investimenti riservati ai soggetti pubblici sono stati articolati in tre linee d’intervento. In particolare:

  • Linea d’Intervento A, dedicata al miglioramento e alla meccanizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani (600 milioni di euro).
  • Linea d’Intervento B, destinata all’ammodernamento e alla realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani intercettati mediante la raccolta differenziata (450 milioni di euro).
  • Linea d’Intervento C, per l’ammodernamento e la realizzazione di impianti innovativi di trattamento/riciclaggio degli assorbenti, dei fanghi della depurazione, dei rifiuti di pelle e tessili (450 milioni di euro).

Basandosi sui dati diffusi dal Mase (Ministero Ambiente e Sicurezza energetica) emerge che i bandi per l’assegnazione dei fondi hanno registrato una forte adesione. I finanziamenti richiesti hanno superato i 6,3 miliardi di euro, a fronte di una disponibilità di 1,5 miliardi.

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Per gli interventi relativi alla Linea A – raccolta differenziata, il target destinare il 60% delle risorse al Centro-Sud è stato sostanzialmente centrato. Con poco meno di 78 milioni di euro e una quota relativa d’incidenza del 13%, la Lombardia occupa la prima posizione tra le Regioni, sulla base dei fondi ricevuti.

Secondo il Ref emergono però alcune perplessità. “Nonostante il numero elevato di interventi ammessi al contributo e la pluralità di attività sostenute – si legge nel Position Paper – se la previsione di un contributo massimo di un milione di euro per intervento da un lato sembra sostanziare un intervento molto capillare sul territorio, dall’altro solleva qualche perplessità circa il reale impatto che tali investimenti potranno apportare. L’impressione che se ne ricava è che si sia persa la possibilità di realizzare progettualità con un più elevato effetto leva, in grado di attivare ulteriori investimenti a supporto delle diverse fasi che compongono la gestione dei rifiuti, specialmente nelle aree del Paese ove le raccolte differenziate non sono ancora pienamente mature.”

Organico e poco altro

La Linea d’Intervento B prevede un contributo massimo erogabile che non può eccedere la somma di 40 milioni di euro per ciascuna proposta. Per quanto concerne la suddivisione per tipologia di rifiuti, relativamente alla linea B sono stati sostenuti soprattutto interventi riferiti ai rifiuti organici. Analizzando l’assegnazione territoriale emerge che sono stati finanziati impianti pubblici anche in regioni che presentano un surplus impiantistico di trattamento.

Al contempo, regioni come la Campania o aree come la Città metropolitana di Roma – caratterizzate da un forte deficit – sono state escluse dall’assegnazione dei finanziamenti. Da questo punto di vista, il Mase ha espresso l’intento di rimediare, destinando risorse aggiuntive ai progetti presentati da Roma Capitale e Asia Napoli mediante il programma REPowerEU.

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“Come mostra bene il caso del rifiuto organico, vengono finanziati impianti in regioni con un surplus di capacità di gestione, mentre nessuna proposta è stata finanziata nelle regioni in forte deficit. Emerge con forza la necessità di un intervento chiarificatore per quantificare i fabbisogni di trattamento da soddisfare, per i rifiuti con difficoltà di smaltimento e per quelli con possibilità di recupero. Senza queste risposte, molte iniziative sono destinate a rimanere sulla carta”.

La Linea d’Intervento C prevede un contributo massimo erogabile che non può eccedere la somma di 10 milioni di euro per ciascuna proposta progettuale, per una dotazione complessiva di 450 milioni di euro. I fanghi assorbono circa la metà delle risorse della Linea C, con 215 milioni di euro su 450, pari al 48% dell’insieme. Si tratta, infatti, di un flusso di rifiuti con maggiori difficoltà di trattamento, anche a causa dell’incertezza nelle regole e della differente prassi applicativa tra Regioni, che spesso hanno scoraggiato l’iniziativa privata cagionando un deficit impiantistico e una difficoltà nel trovare soluzioni coerenti con le strategie di circolarità (a partire dal riutilizzo in agricoltura).

I progetti Faro nel settore privato

Le risorse destinate al settore privato (progetti Faro di economia circolare) sono rivolte a finanziare la realizzazione di progetti innovativi per il trattamento e il riciclo dei rifiuti delle quattro filiere strategiche individuate dal Piano d’Azione per l’Economia Circolare: plastiche, carta e cartone, Raee (inclusi i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche) e tessili. L’ammontare di risorse per questi progetti si quantifica in 600 milioni di euro, suddivisi tra quattro direttrici d’intervento differenti, per 150 milioni di euro ciascuna.

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L’assegnazione iniziale del PNRR prevedeva una suddivisione in parti uguali tra le quattro linee, con il 60% delle risorse complessive da destinare alle regioni del Centro-Sud. Tuttavia, l’iter di assegnazione dei finanziamenti ha visto alcune modifiche al riparto tra le linee. In generale, l’ammontare complessivo delle risorse stanziate è stato pari a 580,8 milioni di euro a fronte dei 600 milioni di euro previsti. Con la rimodulazione dei fondi, la ripartizione non è più uniforme tra le linee di investimento, risultando particolarmente favorevole alle iniziative per il riciclo delle plastiche, che ricevono il 45,8% delle risorse totali. Particolarmente basso, invece, appare essere lo stanziamento per il settore tessile, destinatario di appena 60,6 milioni di euro, a fronte dei 150 milioni previsti inizialmente.

Pnrr e rifiuti: la distribuzione territoriale delle risorse

A livello territoriale, i fondi sono stati equamente redistribuiti tra le regioni del Centro-Sud e del Nord. Il target del 60% delle risorse di ogni linea da destinarsi alle regioni del Centro-Sud è stato pressoché rispettato nel settore del recupero dei Raee e nell’industria della carta e del cartone, dove rispettivamente il 59% e il 57% dei fondi sono stati assegnati a progetti localizzati nel Centro-Sud. Al contrario, i fondi per il Centro-Sud stanziati per il settore tessile (36%) e le plastiche (44%) sono largamente inferiori all’obiettivo individuato.

Il Laboratorio REF Ricerche è un think tank che intende riunire rappresentanti del mondo dell’impresa, delle istituzioni e della finanza per rilanciare il dibattito sul futuro dei Servizi Pubblici Locali. Qui è possibile accedere al position paper.

Foto di Ivan Bandura su Unsplash