Entro il 2060 boom dell’estrazione di materie prime

Entro il 2060 boom dell’estrazione di materie prime

Onu: per contenere gli impatti ambientali occorre dissociare il consumo di risorse dalla crescita economica

Da oggi al 2060 l’estrazione di materie prime nel mondo aumenterà del 60% con conseguenze disastrose per clima e ambiente. Lo affermano le Nazioni Unite nel Global Resources Outlook, studio che analizza l’entità degli impatti prodotti dalle attività estrattive a livello ambientale, economico e sociale. Il rapporto, ancora inedito, è stato visionato dal Guardian.

Materie prime responsabili del 60% delle emissioni

Negli ultimi 50 anni per soddisfare le esigenze legate all’industrializzazione, urbanizzazione e crescita demografica, l’estrazione di materie prime è aumentata del 400%. Attualmente nel mondo ogni anno si estraggono più di 100 miliardi di tonnellate di risorse naturali. Il costo ambientale connesso a tali attività è molto elevato: il rapporto Onu stima che il 60% di tutte le emissioni climalteranti si riferiscano all’estrazione, lavorazione, consumo e smaltimento delle materie prime.

Nel 2060 si arriverà a un incremento delle materie prime estratte del 60% con conseguenze disastrose sotto vari profili. Le stesse Nazioni Unite nel 2020 avevano stimato che l’aumento delle attività estrattive potrebbe portare a una riduzione delle superfici forestali di oltre il 10% e a una perdita di altri habitat di circa il 20%.
Per questo occorre invertire la tendenza e dissociare la crescita economica dal consumo di risorse anche alla luce del fatto che lo sviluppo di tecnologie energetiche pulite richiede grandi quantità di minerali critici. Alcuni studi hanno stimato che, solo per soddisfare le esigenze della mobilità elettrica, l’estrazione dei minerali necessari per le batterie e altri componenti aumenterà di sei volte entro i prossimi 15 anni.

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Occorre dissociare la crescita dall’uso delle risorse

“La decarbonizzazione senza dissociare la crescita economica e il benessere dall’uso delle risorse e dagli impatti ambientali non è una risposta convincente e l’attenzione attualmente prevalente sul lato dell’offerta deve essere integrata con misure sul lato della domanda”, ha affermato l’ex commissario Ue Janez Potočnik. “Nel settore mobilità ad esempio il ricorso al lavoro a distanza, migliori servizi locali e opzioni di trasporto a basse emissioni di carbonio come biciclette e treni potrebbero essere altrettanto efficaci quanto l’aumento della produzione di veicoli nel soddisfare le esigenze di mobilità delle persone, con impatti ambientali meno dannosi”.

Secondo il rapporto, questa efficienza sistemica delle risorse potrebbe ridurre le emissioni di oltre l’80% rispetto ai livelli attuali entro il 2060, mentre il fabbisogno di materiali ed energia potrebbe essere ridotto di oltre il 40% per la mobilità e di circa il 30%. per l’edilizia.

Foto di Dominik Vanyi su Unsplash