terre rare, dal riciclo 700 mila tonnellate

Terre rare: dal riciclo 700 mila tonnellate entro il 2050

Sarà la Cina a raggiungere per prima la fornitura a circuito chiuso

Nei prossimi 30 anni l’approvvigionamento di terre rare da riciclo potrebbe crescere di 701 mila tonnellate facendo scendere la domanda primaria di 2.3 milioni di tonnellate. Un obiettivo ambizioso ma a portata di mano a patto di applicare strategie di economia circolare. Questo lo scenario delineato dallo studio “Regional rare-earth element supply and demand balanced with circular economy strategies” pubblicato su Nature. I ricercatori hanno presentato un modello integrato che quantifica il modo in cui le strategie di economia circolare possono ridefinire le catene di approvvigionamento globali di elementi critici delle terre rare.

L’attuazione delle strategie di economia circolare porterà a un aumento dell’offerta dalle miniere urbane (urban mining), che ridurrà significativamente la dipendenza dall’estrazione. Il che si tradurrà in un duplice vantaggio: minori estrazioni e minor rischio di esposizione alle turbolenze del mercato. In alcune aree del pianeta, l’attuazione di strategie circolare potrebbe portare a una fornitura di terre rare a circuito chiuso.

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Oggi l’Ue importa pù dell’80% delle terre rare dalla Cina

D’altronde la necessità di attuare strategie di riciclo con maggiore decisione è evidente. Oggi l’Unione europea importa più dell’80% delle terre rare dalla Cina. Anche per ridurre questa dipendenza da Pechino il “Critical raw material act” di recente approvato prevede che l’Europa aumenti ad almeno il 10% del suo consumo l’attività di estrazione delle materie prime strategiche sul suo territorio, ad almeno il 40% la capacità di lavorare le terre rare lungo tutta la catena del valore e ad almeno il 25% del consumo la sua capacità di recuperare le materie prime critiche attraverso attività di riciclo.

Ma la via del riciclo è percorsa a livello globale, non certo solo dalla Ue. La stessa Cina che produce circa il 60% delle terre rare mondiali punta in tale direzione e secondo alcuni studi ha già accumulato un vantaggio di 10 anni rispetto a Usa e Ue.
Tanto che entro il 2059 sarà il primo Paese al mondo a diventare indipendente dalla necessità di estrarre le materie prime essenziali per le batterie. La stima viene dall’Università di Münster che ha analizzato l’andamento della domanda di litio, cobalto e nichel valutando quando verrà soddisfatta interamente dal riciclo in Europa, Stati Uniti e Cina.

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Secondo lo studio – pubblicato su Resources, Conservation and Recycling – la Cina dovrebbe essere in grado di rifornirsi di litio dal riciclo già dal 2059. Europa e Stati Uniti non ce la faranno invece prima del 2070. Per quanto riguarda il cobalto, si prevede che il riciclo soddisferà la domanda cinese dopo il 2045. In Europa non prima del 2052 e negli USA 4 anni dopo. Infine, per il nichel, Pechino riuscirà a riciclare quello che gli serve dal 2046, seguita dall’Europa nel 2058 e dagli Stati Uniti dal 2064.

Foto di Terence Wrigth, Flickr, licenza CC BY-NC-SA 2.0 Deed