Monaco città circolare

Monaco città circolare

Il report: così una grande metropoli può ridurre drasticamente il consumo di materiali

Cosa significa applicare i principi dell’economia circolare a una città come Monaco? Parliamo della terza città tedesca per numero di abitanti, un importante centro industriale, soprattutto nel settore automotive e dell’elettronica. Che benefici può apportare a un simile ecosistema economico l’ottimizzazione dei flussi di materiali, l’utilizzo di energie rinnovabili e materie prime seconde, lo sviluppo di business model circolari? A queste domande prova a dare risposta il Munich Circularity Gap Report realizzato dalla Circle Economy Foundation, la fondazione olandese che ogni anno produce il dossier che misura i progressi dell’economia circolare a livello globale. Per la prima volta, il metodo del circularity gap report viene applicato all’analisi di una grande metropoli. Ne viene fuori una foto dettagliata dei consumi di materiali necessari a rispondere alle esigenze del “metabolismo urbano” e la definizione di alcuni scenari di intervento per ridurre notevolmente la material and carbon footprint della capitale bavarese.

Le città protagoniste della transizione

Sappiamo che le città devono essere attori chiave della transizione ecologica. Le aree urbane sono il centro propulsore dello sviluppo contemporaneo: accolgono la maggioranza della popolazione (il 55% che diventerà il 70% nel 2050) e producono la gran parte della ricchezza globale. Nonostante coprano solo il 3% delle terre emerse, contribuiscono per il 70% alle emissioni globali di gas climalteranti. Ridurre l’impronta ambientale delle aree urbane significa dunque ridurre drasticamente la pressione sulle risorse globali. Ed è per questo che il Circularity Gap Report applicato alla città di Monaco è importante: perché misura esattamente quanto impatta una grande città e perché ci dice che con un mix oculato di policy, investimenti privati e coinvolgimento dei cittadini quell’impatto può essere ridotto in maniera significativa.

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Tenendo come baseline di riferimento il 2019, il Circularity Gap Report di Monaco presenta i dati relativi al consumo di materiali e all’emissione di gas serra per soddisfare quelli che definisce i sette “societal needs and wants”. Ovvero le sette necessità più importanti di un’area urbana: la creazione di alloggi (edilizia residenziale), la produzione di beni, la mobilità, il terziario, l’alimentazione, scuola e salute, la comunicazione. Le prime tre sono quelle che richiedono una maggiore intensità di risorse: l’edilizia da sola è responsabile del 30% del consumo di materiali.

Monaco e la sua material footprint

Va sottolineato che non tutte le materie prime richieste dell’economia cittadina vengono estratte in Germania. Questo tipo di analisi, che si basa sul concetto di material footprint, include anche i materiali indirizzati verso l’economia urbana tramite le importazioni, a dimostrazione di come gli impatti di una grande città vadano ben oltre i suoi confini geografici. Per un’analisi più dettagliata dei flussi di materiali, rimandiamo al report che è corredato da diverse efficaci infografiche.

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Dunque, per far fronte alle esigenze della popolazione e del sistema produttivo, nel 2019 Monaco ha avuto bisogno complessivamente di 47 milioni di tonnellate di materie prime. Il grosso di questi materiali è costituito da minerali non metallici (rocce, ghiaia, sabbia) e da combustibili fossili sotto forma di carbone. In pratica più dei due terzi dei materiali consumati sono “stoccati” in beni come edifici, infrastrutture, macchinari e veicoli. L’altro terzo viene bruciato per produrre energia.

Secondo il Circularity Gap Report applicato alla città di di Monaco, ogni cittadino è responsabile del consumo di 32 tonnellate di materiali vergini. In termini di gas climalteranti equivalgono a 23 tonnellate di CO2. Un livello di gran lunga superiore alla media europea. Nel 2021, ad esempio, l’UE ha registrato 7,7 tonnellate equivalenti di CO2 pro capite.

Cinque scenari per l’economia circolare applicata alle città

Il report presenta cinque assi strategici di intervento per ottimizzare il consumo di materiali:

  • favorire la nascita di un sistema edilizio circolare;
  • passare a un sistema alimentare circolare;
  • far avanzare la produzione circolare;
  • promuovere stili di vita circolari;
  • ridisegnare il sistema della mobilità.

I dati dimostrano che i settori che possono avere un maggiore impatto sono quelli delle costruzioni e degli stili di vita. Semplificando, potremmo dire che da un lato una città come Monaco ha bisogno di costruire meno e meglio: più efficienza energetica; più riciclo di materiali ma anche di componenti come porte e infissi; un migliore sfruttamento delle miniere urbane per recuperare materiali da costruzione. Dall’altro, bisogna spingere i cittadini ad adottare modelli di consumo molto più sostenibili in modo da ridurre la produzione di rifiuti.

“Insieme – citiamo dal report – questi due scenari [di intervento] hanno il potenziale per rimodellare la traiettoria di sviluppo di Monaco, riducendo l’impronta materiale da 32 a 19 tonnellate pro capite, al di sotto della media tedesca (21 tonnellate pro capite) e quasi al livello della media UE (18 tonnellate pro capite). Hanno inoltre il potenziale per ridurre l’impronta di carbonio da 23 a 18 tonnellate di CO2e pro capite, ovvero una riduzione del 23%”

Ma i benefici nono sono solo ambientali:

“Gli impatti delle strategie di economia circolare vanno ben oltre la riduzione dell’uso dei materiali, della produzione di rifiuti e delle emissioni di gas serra, fornendo molteplici benefici collaterali. Queste strategie possono aiutare Monaco […] a rafforzare il valore della propria economia territoriale. A vantaggio delle piccole e medie imprese e dei residenti, coinvolgendo le organizzazioni locali, che possono offrire ai disoccupati formazione professionale e stabili prospettive di lavoro”.