La biodiversità si tutela anche con l'economia circolare

La biodiversità si tutela anche con l’economia circolare

Il 90% della perdita di biodiversità è riconducibile all’estrazione di risorse naturali

L’economia circolare può ridurre gli impatti della produzione e del consumo sulla
biodiversità. E’ quanto emerge dal briefing “The benefits to biodiversity of a strong circular economy” pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) che prova a stimare quanto l’adozione di pratiche di economia circolare possa contribuire a proteggere la biodiversità.

1 milione di specie a rischio estinzione

Mantenendo il valore di prodotti, materiali e altre risorse nell’economia il più a lungo
possibile, migliorandone l’uso efficiente nella produzione e nel consumo e restituendoli al
ciclo del prodotto alla fine del loro ciclo di vita, le misure dell’economia circolare riducono la necessità di estrarre nuove risorse e tagliano la produzione dei rifiuti, il che contribuisce a ridurre l’attuale tasso di perdita di biodiversità.

Oggi tre quarti della superficie terrestre del nostro pianeta e due terzi del suo ambiente
marino sono stati alterati dalle attività umane con la conseguenza che circa 1 milione di
specie sono a rischio diretto di estinzione
. Le cose non vanno meglio in Europa che registra una pesante riduzione degli ecosistemi naturali sia in termini di estensione (dimezzate le zone umide rispetto al 1970), sia in termini di diversità (28% delle specie minacciate).

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L’estrazione di risorse responsabile del 90% di perdita di biodiversità

Secondo l’International Resource Panel la sola estrazione di risorse naturali, ad esempio, è
responsabile del 90% della perdita di biodiversità globale. Contenere questo dato vuol dire ridurre i fattori chiave della perdita di biodiversità, tra cui la perdita di habitat, lo
sfruttamento eccessivo e l’introduzione di specie invasive.

L’economia circolare può dare un significativo contributo anche nella prevenzione
dell’inquinamento. E’ il caso del tessile: una filiera che oggi vede ferma all’1% la percentuale di riciclo e che in Europa è al quarto posto per pressione ambientale dopo il settore alimentare, l’edilizia e la mobilità, al terzo per consumo idrico e al quinto per emissioni.

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