Imballaggi: le proposte del CEN per il regolamento UE

Obiettivi giusti e condivisibili ma non va indebolito il riciclo. Si rischiano costi aggiuntivi e difficoltà per gli operatori

Il 30 novembre 2022, la Commissione europea ha reso nota la sua proposta di revisione della legislazione comunitaria sugli imballaggi e sui rifiuti che ne derivano. La proposta ha tre obiettivi principali:

  • ridurre la produzione di rifiuti da imballaggio del 15% pro capite entro il 2040 rispetto al 2018 potenziando sia il riutilizzo che il riciclo;
  • rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030;
  • introdurre tassi vincolanti di contenuto riciclato da inserire nei nuovi imballaggi in plastica.

La proposta ora dovrà seguire l’iter ordinario della procedura legislativa europea, quindi l’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio. Trattandosi di un regolamento, i target saranno obbligatori e vincolanti per gli Stati Membri.

I rappresentanti delle imprese e delle organizzazioni che promuovono il Circular Economy Network ne hanno discusso on line lo scorso 23 febbraio. Ne è nato un documento con una serie di proposte di modifica da inviare alla Commissione Europea. Proposte volte ad “assicurare tempi e modalità per la praticabilità di alcuni obiettivi”, e una “migliore efficacia complessiva delle misure anche dal punto di vista ambientale”.

Imballaggi: “il deposito cauzionale genererebbe costi aggiuntivi e confusione”

Per raggiungere gli obiettivi sopra elencati, la proposta della Commissione introduce una serie di prescrizioni con scadenze ravvicinate. Nei mesi scorsi si è molto parlato dell’obbligo di introdurre dei “sistemi di deposito e restituzione” per il riutilizzo degli imballaggi, tra questi anche per: bottiglie di plastica e di metallo monouso; bottiglie in vetro monouso; cartoni per bevande.

LEGGI ANCHE  Imballaggi, l’Italia vola nel riciclo: più del 70% 

Sul punto la posizione del CEN è molto chiara. Si legge nel documento: “Non c’è nessuna ragione per adoperarsi in Italia per istituire un sistema basato sul deposito cauzionale per i rifiuti d’imballaggio da avviare al riciclo: genererebbe nuovi e maggiori costi e/o costi aggiuntivi, nonché confusione e difficoltà per i cittadini, i Comuni e le imprese che per 25 anni hanno organizzato, gestito, imparato a fare sempre meglio le raccolte differenziate dei rifiuti d’imballaggio raggiungendo la percentuale di recupero e riciclo dell’82,6% (il 71,9% avviati al riciclo) nel 2021”.

E ancora: “Questo nuovo Regolamento non dovrebbe né promuovere né obbligare ad adottare un modello europeo unico dedicato al riutilizzo, ma consentire, come è avvenuto fino ad ora, che vi sia un’articolazione di differenti sistemi nazionali, valorizzando i diversi modelli già esistenti e operativi, modificati eventualmente con misure integrative e flessibili, adottate dai singoli Paesi, che risultassero necessarie per raggiungere i nuovi obiettivi di riutilizzo”.

Riciclo vs riuso dei contenitori per alimenti e bevande

Il riciclo, peraltro, sembrerebbe in alcuni casi avere risultati discutibili dal punto di vista ambientale. Si pensi ad esempio al caso dei contenitori per bevande per l’asporto. Il Regolamento prevede che dal 2030 almeno il 20% (e dal 2040 l’80%) siano riutilizzabili e riutilizzati in un sistema di riutilizzo. Per esigenze sanitarie, tali contenitori dovrebbero essere sottoposti a processi di lavaggio, sterilizzazione e asciugatura.

LEGGI ANCHE  Transizione verde, in arrivo 300 milioni (anche per l’economia circolare)

“Tali operazioni di preparazione per il riutilizzo – sottolinea il documento – così diffuse in un numero enorme di punti di vendita e di asporto, comportano il consumo di rilevanti quantità di energia, superiori a quelle necessarie per il riciclo di taluni contenitori monouso disponibili (fonte World Energy Outlook, IEA 2022) quindi anche con maggiori emissioni di CO2 e costi energetici più elevati”.

Imballaggi di carta e plastiche biodegradabili

Il documento del CEN chiede inoltre di escludere dall’obbligo di utilizzo di imballaggi riciclabili quei materiali rinnovabili come “la carta, il cartone e plastiche biodegradabili e compostabili, che siano avviati al riciclo almeno per l’85%”. Stabilendo però di introdurre un contenuto minimo di materiale proveniente da riciclo (il 60%) per gli imballaggi di carta e cartone. E di rendere le plastiche biodegradabili e compostabili facilmente riconoscibili per colore o con l’applicazione di uno specifico marchio.

Plastiche, PET e tassi di contenuto riciclato

Un’ultima rilevante proposta di modifica che segnaliamo – ma rimandiamo al documento integrale per una versione completa della posizione del CEN – riguarda le prescrizioni sulle percentuali di contenuto di plastiche riciclate da inserire nelle bottiglie in PET, e in altre bottiglie e contenitori in plastica a contatto con alimenti e bevande. Anche in questo caso ci sono diverse soglie e scadenze da rispettare. A titolo di esempio citiamo che dal 2030 gli imballaggi a contatto con bevande e alimenti in PET e le bottiglie in plastica monouso per bevande dovranno contenere almeno il 30% di riciclato. Tasso che, dal 2040, sale al 50% per quelle in PET e al 65% per le altre monouso.

LEGGI ANCHE  Beyond, c’è vita e arte oltre i rifiuti

Questi target, fanno notare dal CEN, entrano in contraddizione con il recente regolamento Ue relativo ai materiali in plastica riciclata destinati agli imballaggi per i prodotti alimentari. Un regolamento che prevede prescrizioni per il pretrattamento e la decontaminazione. Tali prescrizioni, però, con le attuali soluzioni tecnologiche maggiormente diffuse per la raccolta differenziata, sono applicabili solo alle bottiglie in PET. In coerenza con ciò, il CEN propone di conservare l’obbligo della quota minima di contenuto riciclato esclusivamente per le bottiglie in PET. Per gli altri contenitori – in PET e non – destinati agli alimenti, il CEN propone di avviare una sperimentazione triennale su nuove modalità di raccolta e decontaminazione delle plastiche da impiegare come materiale riciclato.

Foto di Marcell Viragh su Unsplash