Riciclo: nonostante il divario tra Regioni, Italia sulla buona strada

Riciclo: nonostante il divario tra Regioni, Italia sulla buona strada

Il parere di Nicola Loi, DG Politiche regionali e urbane della Commissione Europea. La sfida degli obiettivi 2030

Sul riciclo dei rifiuti “l’Italia è sulla buona strada, ci sono esperienze virtuose nelle Regioni e negli enti locali che vanno fatte incontrare per crescere insieme”. Lo ha dichiarato Nicola Loi, membro della direzione generale Politiche regionali e urbane della Commissione Europea. Rimane, tuttavia, il nodo delle disparità territoriali sulla dotazione impiantistica e la scarsa innovazione green delle piccole e medie imprese. Nicola Loi è di recente intervenuto a un workshop organizzato dalla Scuola Superiore S. Anna di Pisa in collaborazione con l’Ansa. Tema dell’incontro: “L’Economia circolare e territori, il ruolo delle politiche regionali Ue e del PNRR”

Riciclo: i risultati ci sono anche se c’è carenza di impianti

“Ci sono ancora grandi differenze tra le Regioni a causa del divario di impianti, ma l’Italia è sulla buona strada” per migliorare prevenzione, riutilizzo e riciclo ha sottolineato Loi. Riecheggiando alcune considerazioni già emerse nel Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali 2022, Loi ha ricordato che in Italia si registrano “forti disparità regionali in capacità di gestione del ciclo dell’acqua e in raccolta differenziata e smaltimento in discariche”. Grazie alla spinta degli ultimi anni, il nostro Paese ha quasi centrato tutti i target 2020. Ma gli obiettivi 2030 sono più ambiziosi e sfidanti. Tra le note dolenti c’è anche una “difficoltà di accesso ad eco-innovazione per Pmi“.

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Le sfide del nuovo regolamento sugli imballaggi

Il protagonismo dei territori nel percorso di raggiungimento dei target europei sul riciclo è stato trattato anche in un recente incontro formativo promosso da Anci e Conai. Il modello italiano dei consorzi e, in questo contesto l’alleanza con i Comuni, ha portato a raggiungere grandi risultati. Nel 2021, l’Italia ha avviato a riciclo più del 73% dei rifiuti da imballaggio, raggiungendo con largo anticipo l’obiettivo comunitario del 70% nel 2030. Ma c’è ancora molto da fare, sia sul versante dell’innovazione tecnologica che sulla capacità degli enti locali di cogliere le opportunità di finanziamento europee. All’orizzonte c’è, inoltre, il nuovo regolamento sugli imballaggi che fissa nuovi obiettivi. Tre le principali aree di interesse: prevenzione dei rifiuti (-15% di rifiuti da imballaggi pro capite entro il 2040); sostenibilità economica degli imballaggi riciclabili entro il 2030; riduzione del fabbisogno di risorse grazie all’introduzione di tassi vincolanti di contenuto riciclato nei nuovi imballaggi.

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Finanziamenti, tecnologia, formazione

“Per stare al passo con le direttive e i tempi europei, per sfruttare a pieno i fondi del Pnrr nel settore dei rifiuti, occorrono determinazione, tecnologie avanzate e formazione – ha sottolineato Enzo Bianco, presidente del Consiglio Nazionale Anci. Occorre una “sinergia di intenti” se vogliamo centrare i target europei. “Da tempo, assieme al Conai – ha aggiunto Bianco – abbiamo costituito una struttura tecnica di sostegno che ha aiutato ed aiuterà a sapere quali sono i finanziamenti, ma anche a preparare i progetti. L’esigenza di fare presto e bene è certo sfidante ma insieme siamo convinti che riusciremo a raggiungere l’obiettivo”.

Economia circolare: il “paradosso” Italia

C’è un “paradosso tutto italiano” ha detto Vanna Gavia, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Un paradosso che ci vede “leader in Europa nel settore dell’economia circolare” ma, di contro, “ancora non sufficientemente dotati di impiantistica sufficiente per chiudere il ciclo dei rifiuti nelle Regioni. Su questo aspetto come ministero stiamo lavorando molto in maniera sinergica con tutti gli attori parte di questa grande sfida”.

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