Green Deal Industrial Plan: il piano UE per l’industria verde

Green Deal Industrial Plan: il piano UE per l’industria verde

La proposta europea per un’industria a zero emissioni. I punti principali

La Commissione europea ha presentato il Green Deal Industrial Plan. È la risposta al piano Usa contro l’inflazione, l’Inflation Reduction Act, il piano di investimenti per le tecnologie verdi da quasi 370 miliardi di dollari che preoccupa l’Ue. Il motivo? Il piano Usa prevede sgravi fiscali per acquistare prodotti tra cui automobili, batterie ed energie rinnovabili, 100% “made in Usa”. La proposta Ue – che consiste per ora in una comunicazione – servirà a “migliorare la competitività dell’industria europea a zero emissioni e a sostenere una rapida transizione verso la neutralità climatica”. Il piano “punta a creare un ambiente più favorevole per il potenziamento della capacità produttiva Ue di tecnologie e prodotti net-zero necessari per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici dell’Europa”.

Green Deal Industrial Plan e approvvigionamento di materie prime critiche

Il Green Deal Industrial Plan va a innestarsi sul Green Deal europeo e su REPowerEU. Si basa su quattro pilastri: contesto normativo prevedibile e semplificato, accelerazione dell’accesso ai finanziamenti, miglioramento delle competenze e libero scambio per catene di approvvigionamento resilienti. A integrare il piano ci sarà una proposta normativa riguardo la sicurezza dell’approvvigionamento delle materie prime critiche, fondamentali per lo sviluppo delle tecnologie a basso impatto ambientale.

Il fine ispiratore di questo futuro atto è quello di garantire “l’accesso alle pertinenti materie prime critiche, anche diversificando l’approvvigionamento e riciclando le materie prime per ridurre la dipendenza dell’UE da forniture provenienti da paesi terzi, in cui la disponibilità risulta altamente concentrate, e promuovere posti di lavoro di qualità e crescita nell’economia circolare. Questo provvedimento mirerà a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento dell’UE, anche rafforzando l’impegno internazionale, facilitando l’estrazione (ove necessaria), la lavorazione e il riciclaggio, garantendo nel contempo elevati standard ambientali e la continua ricerca e innovazione”.

Verso l’aggiornamento dei Criteri ambientali minimi

Fra gli aspetti più salienti, riguardo la crescita dell’economia circolare, si segnala che saranno inoltre aggiornati i criteri ambientali minimi (CAM) da rispettare nello svolgimento degli appalti pubblici da parte sia dell’Unione che dei singoli Stati Membri, in particolare per l’acquisto di prodotti ad impatto neutro (anche sotto il profilo climatico). Infine, per il prossimo mese, viene annunciata la presentazione di una proposta normativa che riprogetterà il mercato elettrico.

Autorizzazioni più semplici e veloci

Accanto agli obiettivi di produzione, Bruxelles propone processi di autorizzazione più semplici, definendo, ad esempio tempi certi per gli iter autorizzativi e introducendo uno “sportello unico” negli Stati membri. Inoltre, il Net-Zero Industry Act “consentirebbe alla Commissione di richiedere standard europei” perché la fissazione di norme comuni aiuterebbe l’introduzione delle tecnologie. In particolare “anticipare e sviluppare standard europei di alta qualità potrebbe fornire alle industrie dell’Ue un importante vantaggio competitivo, anche a livello globale”, sottolinea la comunicazione.

Nuove regole sugli aiuti di stato per i settori net zero

Il Green Deal Industrial Plan si accompagna a un ulteriore allentamento delle regole sugli aiuti di stato con il “Temporary Crisis and Transition Framework”. Come ha già annunciato, Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, il quadro semplificherà le procedure di aiuti di Stato per i progetti di tecnologia rinnovabile e consentirà ai governi di concedere sussidi più elevati nel caso in cui avessero bisogno di compensare quelli “ricevuti per progetti simili da concorrenti situati al di fuori dell’Ue”. Come ha precisato la presidente della Commissione europea, l’importante è che tali aiuti siano temporanei e mirati ai settori industriali “critici”. Insomma, urge un’alternativa alla delocalizzazione in paesi extra-UE. Col nuovo quadro, inoltre, anche agli Stati membri potrebbero concedere agevolazioni fiscali per attrarre investimenti per nuovi impianti “settori strategici net-zero”.

Il documento sottolinea la necessità di aumentare anche i finanziamenti rimanendo però vago e puntando in gran parte sulla riconversione dei fondi Ue esistenti. “Abbiamo bisogno subito di risorse come primo passo. Serve una soluzione ponte” e “lavorare con quello che abbiamo”, come il “RePowerEu, InvestEu e l’Innovation Fund”, ha precisato von der Leyen.

Green Deal Industrial Plan e nuovi investimenti

Il programma InvestEU, rivolto ai progetti, dovrebbe essere rafforzato con finanziamenti aggiuntivi, in particolare per il triennio 2024-2027. Il vantaggio di InvestEU è che la maggior parte del denaro pubblico viene erogato sotto forma di garanzie tramite il Fondo europeo Investment Bank (Bei) e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), in grado di mobilitare investimenti privati.

La presidente Von der Leyen ribadisce inoltre che “la Commissione intende dare una risposta strutturale alle esigenze di investimento proponendo un Fondo di sovranità europeo”. “Abbiamo bisogno di progetti europei comuni che si basino su tecnologie all’avanguardia e vogliamo garantire che queste siano disponibili in tutta l’Ue – ha aggiunto – Per questo progetto comune è necessario uno strumento di finanziamento comune europeo”. Infine, la Commissione intende istituire un “Club delle materie prime critiche” per garantire una “fornitura globale sicura, sostenibile e conveniente”. delle materie prime necessarie per la transizione verde e digitale.

La comunicazione sarà discussa dal Parlamento europeo e al Consiglio europeo straordinario del 9 e 10 febbraio.

Con i contributi di Goffredo Galeazzi e Stefano Leoni

Foto di Greg Rosenke su Unsplash.