Circularity Gap Report: l'economia circolare arretra

Circularity Gap Report: l’economia circolare arretra

Solo il 7,2% dell’economia mondiale è circolare. Cinque anni fa era il 9%. I dati dell’ultimo Circularity Gap Report

L’economia globale è molto poco circolare. Quanto? Solo per il 7,2%. E questo dato negli ultimi anni sta peggiorando: cinque anni fa era pari al 9,1%. È uno dei numeri del Circularity gap report 2023, presentato dal Circle economy, organizzazione non profit fondata nel 2012, con base ad Amsterdam.

Ogni anno consumiamo 100 miliardi di tonnellate di materiali

L’economia globale, secondo i dati dell’associazione, consuma attualmente 100 miliardi
di tonnellate di materiali allanno. E si prevede che entro il 2050 l’estrazione e l’uso di materiale raddoppierà rispetto ai livelli del 2015. In questo quadro (nero) se l’economia circolare fosse implementata, le condizioni del pianeta cambierebbero sensibilmente. In particolare, l’estrazione di materiale vergine potrebbe diminuire di oltre un terzo (34%). Le emissioni di gas serra potrebbero essere ridotte abbastanza da limitare l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi.

Il cibo, le case, l’industria

La domanda alimentare mondiale potrebbe aumentare dal 35 al 56% entro il 2050. Sempre a livello globale, sappiamo già che le risorse idriche sono in pericolo: la domanda di acqua da parte dell’agricoltura è più che raddoppiata tra il 1960 e il 2000. Gli sprechi alimentari sono uno dei problemi maggiori: incamerano il 24% delle risorse totali di acqua dolce utilizzate nella produzione alimentare.

Un altro tema chiave è legato al mondo delle costruzioni e dell’edilizia. Nonostante si stimi che l’ambiente costruito, inclusi villaggi, paesi, città e infrastrutture, occupi solo l’1% della superficie terrestre globale, ovvero circa 60 milioni di ettari. Circa il 40% delle emissioni globali di gas a effetto serra può essere attribuito alla costruzione, all’uso e alla demolizione degli edifici. La sola produzione di cemento contribuisce per circa il 7% alle emissioni globali di CO2.

Vi sono poi i processi di produzione industriale. La produzione di acciaio e altri metalli rappresenta circa il 10% della domanda globale di energia primaria. Un impatto enorme ha anche la produzione e il consumo di tessili. Negli ultimi venti anni la produzione è raddoppiata. Il consumatore medio acquista molti più vestiti ma ogni capo di abbigliamento viene conservato per la metà del tempo rispetto a due decenni fa. La conseguenza è che i tessuti hanno notevoli impatti ambientali, tra i quali fino al 10% delle emissioni di gas serra.

Life in plastic: dal 2000 la produzione di plastica è raddoppiata

Vi è poi tutto il capitolo relativo alla plastica. La sua produzione è raddoppiata dal 2000 e i rifiuti e l’inquinamento crescono senza sosta. O ancora, quello dei viaggi. Basti pensare che la metà più ricca del mondo è responsabile del 90% delle emissioni dei viaggi aerei, mentre i Paesi a reddito medio-basso ne emettono solo l’1%. L’autotrasporto e il trasporto aereo sono responsabili della maggior parte delle emissioni del sistema dei trasporti: circa l’85% del totale. E la domanda di trasporti è in forte aumento in tutto il mondo, tanto che si stima che le emissioni del sistema di trasporto potrebbero crescere del 60% entro il 2050.

Bisogna ridurre l’estrazione di materiali almeno del 30%

Il Circularity gap report lancia dunque un allarme netto: le soluzioni sono tuttavia praticabili. E differenziate, Paese per Paese. Per invertire la rotta occorre ridurre l’estrazione di materiale del 30%. E il rapporto presentato dalla ong olandese stima che possiamo soddisfare i nostri principali bisogni sociali, come l’alimentazione e l’alloggio, con solo il 70% dei materiali che consumiamo attualmente.
Le pratiche per una transizione agevole verso un’economia circolare sono a portata di mano. Riuscirà l’economia circolare a salvare il pianeta in tempo utile?

Foto di Elena Mozhvilo su Unsplash