Materie prime critiche: il riciclo è la strada maestra

Materie prime critiche: il riciclo è la strada maestra

Michele Zilla, ad Cobat: “Occorre però sviluppare una filiera industriale completa”

Da qui al 2030 la domanda complessiva di materie prime critiche dell’Europa raddoppierà. Per quella data l’Europa avrà bisogno di una quantità di litio 18 volte superiore e di una quantità di cobalto 5 volte superiore. Il che potrebbe creare seri problemi di approvvigionamento in quanto le materie prime critiche sono concentrate in pochi Paesi extraeuropei e praticamente quasi inesistenti in Europa. Al contempo si tratta di materie prime indispensabili in molti processi produttivi cruciali per la transizione energetica. Ad esempio nella produzione di pannelli fotovoltaici, batterie per i veicoli elettrici, accumulatori, turbine eoliche e chip.

Diversificare le forniture

In questo scenario la diversificazione delle forniture è il primo passo che l’Europa compie spingendo per la ratifica di accordi commerciali con Cile, Messico e Nuova Zelanda. La strada maestra per assicurarsi la disponibilità di materie prime critiche è però quella del riciclo. Ovvero: sfruttare le miniere urbane, valorizzare la raccolta, il recupero e il riciclo di questi materiali preziosi contenuti nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (dal trattamento di 1 tonnellata di schede elettroniche si ricavano 129 chili di rame, 43 chili di stagno, 15 chili di piombo, 0,35 chili di argento e 0,24 chili di oro).  

Una strada percorribile solo a patto di sviluppare una filiera industriale completa che comprenda non solo una raccolta efficace dei Raee, ma anche la capacità di recupero e lavorazione completa delle materie prime critiche e una rete di vendita.  

“Il nostro Paese ha storicamente una grande capacità di riciclo: lo facciamo con la carta, l’acciaio, la plastica, gli abiti”, precisa in un’intervista pubblicata su HuffPost.it  Michele Zilla, amministratore delegato di Cobat, la piattaforma che si occupa della  raccolta, stoccaggio e avvio al riciclo anche di Raee, pile e accumulatori. “L’automotive ad esempio è un settore di eccellenza. Oggi riusciamo a riciclare il 98% di un’automobile, recuperando componenti in plastica, acciaio, pneumatici. Il problema si presenta quando arriviamo alle componenti elettroniche dell’auto. In Italia purtroppo sono ancora poche le aziende che hanno la capacità di completare il riciclo delle materie prime critiche: la lavorazione si ferma in una fase intermedia, alla triturazione che è solo la preparazione per il riciclo.  Con il risultato che questi semilavorati vanno poi inviati all’estero per la parte finale dei trattamenti”.

Creare mercato

Fondamentale è quindi creare una capacità di mercato in tutti i settori della filiera. “In Italia oggi raccogliamo ogni anno circa 300.000 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ma se anche riuscissimo a recuperare tutte le materie contenute nei Raee, dovremmo poi chiederci a chi le vendiamo. Il problema vero è che nel nostro Paese non esiste ancora un mercato, mancano le aziende che hanno bisogno di questi materiali”, precisa Zilla. “Due anni fa Cobat ha brevettato con il Cnr una tecnologia per trattare accumulatori al litio. Abbiamo realizzato uno stabilimento a Pollutri in provincia di Chieti che al termine del trattamento produce carbonato di litio.  E’ evidente che questo processo ha senso se esistono realtà industriali che hanno bisogno di carbonato di litio, altrimenti produrre carbonato di litio per venderlo in Cina diventa insostenibile, dal punto di vista economico, ambientale e geopolitico”.

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