Crisi energetica: il ruolo dell’economia circolare

Crisi energetica: il ruolo dell’economia circolare

European Waste Management Association (Fead): gestione rifiuti fondamentale per contrastare crisi energetica.

L’associazione europea che rappresenta i soggetti pubblici e privati impegnati nella gestione dei rifiuti rivendica il proprio ruolo per contrastare la crisi energetica. E l’importanza dell’economia circolare per ridurre la dipendenza dell’Europa da combustibili fossili e materie prime critiche importate dalla Russia. “Il settore potrebbe contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea”, afferma l’European Waste Management Association (Fead). “Le operazioni di recupero e riciclo – prosegue la nota – fanno risparmiare risorse, energia e emissioni di CO2, prevenendo l’estrazione, la lavorazione e l’uso di materie prime vergini e combustibili fossili”.

È un tema questo molto caro al nostro network. Pensiamo ad esempio agli imballaggi. Come riportato nel nostro ultimo rapporto, In Italia nel 2020 sono state riciclate oltre 9 milioni di tonnellate di imballaggi. I rifiuti di imballaggio avviati a riciclo hanno consentito di evitare il consumo di circa 4,6 milioni di tonnellate di materie prime vergini e l’emissione in atmosfera di 4,4 milioni di tonnellate di CO2eq.

Crisi energetica e ruolo del waste to energy

Secondo l’associazione che raggruppa molte imprese europee, l’incenerimento dei rifiuti e la digestione anaerobica (per la produzione di gas) possono dare una mano nell’affontare la crisi energetica. Già oggi, stimano, gli impianti waste-to-energy forniscono elettricità e calore a, rispettivamente, 18 e 15,2 milioni di cittadini europei. L’associazione di categoria interviene anche nel dibattito in corso sulla revisione della direttiva sulle energie rinnovabili. Attualmente la produzione di energia da rifiuti è incentivata al 50%. Viene infatti classificata come biodegradable waste anche la frazione biodegradabile dei rifiuti residui. Si discute ora di eliminare questo riferimento. La Fead si oppone a tale modifica che farebbe cadere lo status di parzialmente rinnovabile, e quindi incentivabile, all’energia prodotta dai termovalorizzatori.  E chiede, inoltre, di inserire il recupero energetico da rifiuti non pericolosi e raccolti in maniera selettiva nella tassonomia europea per gli investimenti green.

Le proposte per dare slancio al mercato delle materie prime seconde

L’economia circolare può aiutare l’Europa ad affrontare la più grave crisi energetica degli ultimi cinquanta anni. Ma L’Europa deve fare la sua parte per potenziare il settore e per creare sbocchi di mercato alle materie prime seconde. La European Waste Management Association invita quindi l’Ue ad adottare misure che aiutino lo sviluppo del mercato per i prodotti riciclati. Dalla definizione di un contenuto minimo di materiale riciclato nelle diverse legislazioni settoriali a criteri obbligatori per il green public procurement; dagli incentivi finanziari alla definizione di criteri End Of Waste unificati su scala continentale. “Il ruolo essenziale giocato dal settore della gestione dei rifiuti deve essere adeguatamente riconosciuto dalla legislazione europea”, ha sottolineato il presidente Fead, Peter Kurth.

Qualche numero sulla Fead

La Fead è l’associazione di categoria che rappresenta a livello europeo un nutrito gruppo di soggetti pubblici e privati che operano nel settore della gestione dei rifiuti del riciclo. Sono 3.000 le aziende aderenti a 19 federazioni nazionali per un totale di impiegati che arriva a 320.000 unità. Complessivamente, i soggetti rappresentati dalla Fead gestiscono 2.400 centri di raccolta e riciclo e 1.100 siti di compostaggio investendo nel settore ogni anno qualcosa come 5 miliardi di euro. Gestiscono approssimativamente il 75% dei rifiuti urbani e industriali in Europa.

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