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Biodiversità: l’arma vincente è l’economia circolare

Agroalimentare, edilizia, moda e foreste i settori con le maggiori potenzialità

L’economia circolare può fermare la perdita di biodiversità. E il settore agroalimentare è  quello che può dare il contributo maggiore per invertire la rotta. L’affermazione non esprime buone intenzioni, ma è frutto di numeri e stime del Sitra, fondo finlandese per l’innovazione collegato al Parlamento finlandese.  Agroalimentare, edilizia, moda e forestale i settori principali a cui applicare i modelli circolari di business in modo da ripristinare la biodiversità ai livelli precedenti l’anno 2000 entro il 2035.

Soluzioni circolari a portata di mano

Secondo il recente studio del Sitra “Tackling root causes – Halting biodiversity loss through the circular economy”  abbiamo già a portata di mano le soluzioni per fermare la perdita di biodiversità globale.  Si tratta di applicare il modello circolare nella produzione, nel consumo e gestione delle risorse naturali progettando prodotti che durano di più, aumentandone l’utilizzo e riducendo gli sprechi. In questo modo si potranno contenere gli impatti ambientali e il consumo di risorse e materiali.

“È possibile fermare la perdita di biodiversità, ma richiede cambiamenti significativi nel modo in cui produciamo, consumiamo e gestiamo prodotti e materiali. L’economia circolare offre soluzioni e la cosa migliore è che queste soluzioni sono pronte per essere utilizzate”, afferma Kari Herlevi , project director di Sitra.

Il maggiore contributo dall’agroalimentare

Il settore agroalimentare è quello che potrebbe contribuire al recupero delle biodiversità in misura maggiore (73%). Un obiettivo raggiungibile a patto di seguire le linee d’azione indicate dal Sitra. Ovvero: ridurre gli sprechi alimentari almeno del 50%, dimezzare il consumo pro capite di carne del 50%, adottare soluzioni di agricoltura rigenerativa almeno nel 60% delle coltivazioni. Questi interventi consentiranno di produrre il cibo necessario a sfamare la popolazione mondiale occupando una superficie agricola inferiore a quella attuale e al tempo stesso ridurre la quantità di fertilizzanti e pesticidi usati.

640 milioni di ettari restituiti alla natura

Il consumo di suolo ridotto e il minor utilizzo di fitofarmaci sarebbero due elementi chiave per favorire il recupero della biodiversità. Secondo i ricercatori cosi   si riuscirebbero a liberare – entro il 2050 –   640 milioni di ettari di terreni agricoli. Una superficie corrispondente a 1,5 volte la dimensione dell’Unione Europea.

L’applicazione del modello circolare al settore delle costruzioni, al tessile e al forestale contribuirà rispettivamente per il 10%, il 9% e l’8%.

“La perdita di biodiversità è una sfida che potrebbe persino eclissare il cambiamento climatico negli anni a venire e finora non stiamo facendo abbastanza”, aggiunge Herlevi. “La buona notizia è che l’economia circolare è stata finora un’opportunità trascurata, anche se abbiamo già le soluzioni circolari davanti a noi. Possiamo fermare il declino della biodiversità prima che sia troppo tardi, anche già nel prossimo decennio”.

A rischio un milione di specie

Stiamo perdendo biodiversità a un ritmo allarmante: 1 milione di specie (su un totale di 8 milioni) rischiano di sparire nel giro di qualche decennio. Le conseguenze sarebbero disastrose in quanto la nostra economia e la nostra stessa esistenza dipendono dai servizi ecosistemici offerti dalla natura e quindi dalla biodiversità.