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Tessile sostenibile: occorre partire dal design circolare

Per ridurre impatti climatici e ambientali del tessile bisogna adottare modelli di business circolari e un’attenta progettazione

Nel 2020 in Europa ogni cittadino ha consumato 15 chili di prodotti tessili, pari complessivamente a 6,6 milioni di tonnellate. Cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni, la produzione e il consumo di tessuti generano pesanti impatti ambientali e climatici. L’Agenzia europea dell’ambiente ha calcolato l’impronta del settore tessile indicando alcune priorità per invertire la rotta e andare verso un consumo sostenibile e circolare.

Gli impatti ambientali del tessile

Per produrre i 6,6 milioni di tonnellate di tessuti consumati in Europa sono state emesse 121 milioni di tonnellate di CO2, pari a 270 chilogrammi a persona.  Il tessile – per emissioni – è al quinto posto in Europa dopo edilizia, settore alimentare, trasporti e mobilità, attività ricreative e cultura. Va però precisato che quasi i tre quarti delle emissioni vengono rilasciati al di fuori dell’Europa, principalmente in Asia.  In quinta posizione anche per consumo di materie prime, il tessile si colloca al terzo posto per consumo di acqua. 

Fast fashion

Negli ultimi 20 anni il fenomeno della fast fashion ha trainato il consumo dei prodotti tessili.  E’ stato calcolato che un abito fast fashion viene indossato in media 8 volte prima di essere scartato. Rispetto a solo 20 anni fa – si legge nel report – la durata di un capo d’abbigliamento è scesa del 36%. La tendenza a una moda a rapido consumo, usa e getta, si traduce in abiti di scarsa durabilità e longevità. E’ il classico serpente che si morde la coda. La moda veloce non è pensata per durare ma per essere rapidamente rimpiazzata. Questo fa sì che materiali e finiture impiegati non sono progettati per resistere nel tempo, né per essere riutilizzati e riciclati.

Le caratteristiche di un design circolare nel tessile

Per aumentare la durata di utilizzo di un prodotto tessile occorre già in fase di design utilizzare materiali e tecnologie di lavorazione idonee a garantirne maggiore longevità. Il 40% dei vestiti sono scartati anzi tempo in quanto perdono di elasticità, appaiono logorati e perdono il colore. 

Nella transizione circolare anche i consumatori devono fare la loro parte, adottando comportamenti più responsabili e consapevoli. Importante è favorire la connessione emotiva del consumatore con l’abito acquistato. In tal senso occorre offrire informazioni dettagliate sulla cura del prodotto e sull’offerta di servizi per eventuali riparazioni. 

Abito come servizio 

Come altri settori – ad esempio la mobilità –   anche il tessile sta introducendo modelli di business che promuovono l’accesso ai prodotti rispetto alla proprietà. 

Alcune aziende offrono servizi di abbonamento. In pratica i clienti pagano una tariffa per noleggiare un numero specifico di capi con il vantaggio di cambiare frequentemente il guardaroba, senza acquistare nuovi vestiti.  Tra i vantaggi: l’incremento del ciclo di vita di un prodotto e la riduzione dell’uso di nuovi materiali e della produzione di rifiuti tessili.  Lo svantaggio è però rappresentato dall’alimentare un consumo compulsivo.

Una seconda possibilità 

Una valida opzione per prolungare la vita di un prodotto tessile è il riutilizzo. Crescono le piattaforme online per l’acquisto e la vendita di vestiti usati. Anche la tipologia di prodotto ha un impatto sul potenziale di riutilizzo. Per esempio, i vestiti per neonati e bambini sono in genere utilizzati per poco tempo e sono spesso venduti nei negozi dell’usato e su piattaforme online. Allo stesso modo, i marchi di lusso e i pezzi di design e vintage usati poche volte e rimessi in circolo. 

Come favorire il riciclo  

Se allungare il ciclo di vita dei tessuti è fondamentale, il report si sofferma anche sulla gestione del fine vita. La progettazione può favorire la chiusura del ciclo trasformando i rifiuti tessili in materia prima per nuovi tessuti o altre catene di produzione. Il materiale può essere riutilizzato come tessuto attraverso la rigenerazione,  oppure come fibra attraverso il riciclaggio.

Oggi invece un terzo dei rifiuti tessili non è facilmente riciclabile a causa di finiture e accessori non facilmente rimovibili o di sostanze chimiche. In pratica le esigenze funzionali (ad esempio maggiore elasticità), estetiche (uso di stampa)  o economiche (uso di fibre sintetiche mescolate a quelle naturali) sono prioritarie rispetto a quelle da garantire per un efficace riciclaggio.