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Spreco alimentare: la dieta mediterranea favorisce il riutilizzo del cibo

Un campione statistico di 8.000 persone in 8 Paesi aiuta a capire perchè si spreca il cibo.  L’indagine di Waste Watcher in occasione della “Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari”

Quasi 80 chili di cibo ogni anno – un chilo e mezzo a settimana – finisce nella pattumiera nelle case degli statunitensi. Poco meglio fanno i cinesi con 1.153 grammi, i canadesi con 1.144 grammi, i tedeschi con 1.081. Più virtuosi gli italiani che buttano via solo 500 grammi a settimana  e inoltre  negli ultimi due anni hanno ridotto gli sprechi alimentari dell’11%.

Sono alcuni dati diffusi da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability. Raccontano le abitudini alimentari e i consumi di 8 Paesi (Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Usa, Canada e Cina). L’indagine condotta su un campione statistico di ottomila persone è stata presentata in occasione della Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, la campagna promossa da Spreco Zero con Ipsos e Università di Bologna.

Complessivamente circa il 14% del cibo prodotto viene perso tra il raccolto e la vendita al dettaglio. Poi ci sono gli altri sprechi: l’11% nelle famiglie, il 5% nel servizio di ristorazione e il 2% nella vendita al dettaglio. 

Concentrata sullo spreco domestico, l’indagine di Waste Watcher racconta il rapporto che abbiamo con il cibo, in che misura ne riconosciamo il valore. Si spreca per molte ragioni: prima di tutto perchè si compra troppo cibo spesso incoraggiati dalle offerte 2×1, oppure perchè non si fa caso alla data di scadenza e infine perché si dimentica il cibo nel frigorifero.

Oltre a essere considerato immorale (la pensano così  il 77% degli italiani e il 71% dei cinesi) lo spreco alimentare produce un danno economico di cui tengono conto soprattutto da  inglesi (83%), statunitensi (73%) e i canadesi (80%). 

C’è poi un danno ambientale di cui sono consapevoli soprattutto europei e cinesi

“La perdita e lo spreco di cibo,” ha sottolineato il direttore scientifico di Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero, “minano la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari. Quando il cibo viene perso o sprecato, tutte le risorse che sono state utilizzate per produrre questo cibo – inclusi acqua, terra, energia, lavoro e capitale – vanno sprecate. Inoltre, lo smaltimento delle perdite e dei rifiuti alimentari nelle discariche, porta a emissioni di gas serra, contribuendo al cambiamento climatico”. 

Non è un caso che sprecano di più i Paesi nordamericani rispetto ai mediterranei. La dieta mediterranea infatti favorisce il recupero e riutilizzo del cibo. Spreca più spesso chi sostiene di avere una dieta confusa e abitudini alimentari irregolari, come il 40% dei tedeschi, il 30 dei cittadini statunitensi, il 28 dei canadesi e il 25 degli inglesi.

 “Abbiamo promosso questo rapporto come punto di partenza per le policies finalizzate agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Aumentare la consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni permette di puntare a un duplice obiettivo: la promozione di un’alimentazione sana e la riduzione delle perdite alimentari, due facce della stessa medaglia”, ha concluso Segrè.