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Eolico, fotovoltaico e batterie: le miniere del futuro

Da qui al 2030 gli scarti di impianti fotovoltaici, eolici e sistemi di energy storage aumenteranno fino a 30 volte in Europa. Un’opportunità da cogliere in ottica circolare 

Nei prossimi 10 anni in Europa il flusso di rifiuti legato alle tecnologiche energetiche rinnovabili – turbine eoliche, pannelli solari fotovoltaici e batterie – aumenterà fino a 30 volte. Un tale balzo si spiega con il fatto che buona parte degli impianti attualmente funzionanti nei prossimi 10 anni avranno esaurito la loro vita utile e dovranno essere smaltiti. Un allarme in termini di capacità di gestione, ma al tempo stesso una opportunità considerando la gran quantità di materiali e minerali preziosi recuperabili da questi rifiuti. 

Su questo ha richiamato l’attenzione un rapporto commissionato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente “Flussi di rifiuti emergenti – Sfide e opportunità”. Gli scarti di infrastrutture tecnologiche (eolico, solare fotovoltaico, batterie) recuperati e riciclati possono infatti offrire opportunità significative per ridurre il consumo di materie prime e di altre risorse preziose reimmettendoli nel ciclo produttivo. 

Lo studio commissionato dall’Aea si è concentrato sui flussi di  rifiuti provenienti dalle tre principali infrastrutture per le energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, batterie) analizzandone il potenziale e definendo le sfide da superare. 

Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici si stima che da qui al 2030 gli scarti aumenteranno del 3.000%. Più contenuto l’incremento nell’eolico (+200%) e per le batterie per auto elettriche e  per l’accumulo di energia (+600%). 

Se gestire una tale quantità di materiali senza dubbio porrà sfide tecnologiche e organizzative, forti saranno i benefici visto che buona parte di questi scarti appartengono a sistemi di riciclaggio già consolidati (ad esempio acciaio, vetro, alluminio) o contengono materie prime critiche di alto valore. 

Secondo i dati contenuti nel rapporto, da oggi al 2030 dagli impianti fotovoltaici ogni anno si potranno recuperare 1,5 milioni di tonnellate di vetro, silice, rame e alluminio, riciclabili in altissima percentuale (95%).

Dagli impianti eolici 4,75 milioni di tonnellate tra cui cemento, acciaio, alluminio e rame, e materie prime critiche come neodimio, praseodimio, boro, disprosio e niobio. Infine dai sistemi di energy storage e dalle batterie al litio utilizzate per la mobilità elettrica si ricaveranno 240.000 tonnellate di materiali (tra cui cobalto, litio, alluminio, nickel e grafite) interamente riciclabili. 

E’ chiaro che per riuscire a sfruttare un simile potenziale – ovvero recuperare i materiali e reintrodurli nel ciclo produttivo – occorrerà  superare alcune sfide tra cui organizzare una logistica complessa (volumi elevati e materiale che spesso deve essere recuperato da località remote); design che non considera fine vita o riciclabilità; difficoltà di lavorazione dovuta alla presenza di sostanze pericolose.

Per questo diventa essenziale oggi applicare modelli di business circolare, progettare le infrastrutture in modo da facilitare il riutilizzo dei componenti (ecodesign), sostenere lo sviluppo del riciclo per massimizzare il recupero dei materiali.