Demolizione delle navi, cambiano le regole

Due decreti per favorire il riciclo dei materiali

Favorire la demolizione sostenibile e il riciclo delle navi a fine vita. Questo l’obiettivo dei due decreti attuativi – uno già firmato, l’altro in dirittura d’arrivo – annunciati da Maria Teresa Di Matteo, direttore generale trasporto marittimo del ministero della Mobilità sostenibile. Il primo riguarda le procedure autorizzative, il secondo la rimozione e lo smaltimento dei relitti e delle navi in disuso (rimossi e demoliti sia per ragioni di sicurezza della navigazione, sia per rendere fruibili gli spazi occupati).

“Il primo provvedimento emanato il 26 maggio riguarda i requisiti generali per i piani di riciclaggio delle navi”, ha dichiarato Maria Teresa Di Matteo. “Conto di portare a casa velocemente anche il secondo decreto che prevede uno stanziamento di 2 milioni di euro per il 2021 e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023”.

Le attività di demolizione delle navi possono diventare una fonte di business e di risorse, ma occorre definire norme precise e la suddivisione chiara delle responsabilità”, ha detto il presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri. “Mettere insieme sostenibilià e business è possibile, come dimostra con il recupero dell’87% dei materiali della Costa Concordia”. 

Nel caso della Costa Concordia sono state recuperate e riciclate 51.464 tonnellate di materiali, in gran parte metalli (38.496 tonnellate). Altre 7.853 tonnellate erano invece costituite da rifiuti oleosi ed emulsioni, 2.278 tonnellate da generici rifiuti da demolizione. 

Recuperate e riciclate anche 1.175 tonnellate di Raee, 1.011 tonnellate di legno, 495 tonnellate di rifiuti liquidi, 95 tonnellate di vetro e 25 tonnellate di materiali plastici.

L’operazione è stata condotta nei cantieri San Giorgio del Porto a Genova, uno degli impianti portuali autorizzati per queste funzioni dall’Unione europea. A una prima lista di 16 cantieri stilata nel 2016, se ne sono aggiunti altri a novembre dello scorso anno arrivando a 43 impianti in 15 Paesi. Si tratta di strutture in grado di garantire una serie di requisiti relativi a: smantellamento, smaltimento, recupero e riciclo degli scarti; sicurezza sul lavoro; reattività alle emergenze; livello di inquinamento; suoli impermeabili, efficaci sistemi di drenaggio.