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Batterie usate: alzare il target

Tremila aziende attive nel riciclo di batterie usate chiedono di innalzare l’obiettivo di raccolta. Solo così si sfrutteranno tutte le opportunità di investimento

Recuperare il 65% delle batterie portatili usate da qui al 2025, per arrivare poi al 70% entro il 2030. E’ questo l’obiettivo fissato nel progetto di regolamento europeo. Un incremento significativo visto che oggi siamo al 45%, ma non sufficiente. E’ questa la posizione del Fead – European Waste Management Association, l’associazione che rappresenta 3.000 aziende europee attive nella gestione dei rifiuti – che ha invitato i legislatori europei a rivedere il progetto di regolamento sulla gestione del fine vita delle batterie portatili, fissando target più ambiziosi. Pari almeno all’80% per tutte le batterie, ad eccezione delle batterie per autoveicoli per cui dovrebbero essere applicati obiettivi di raccolta del 100%.

“Solo fissando un obiettivo ambizioso si metteranno in moto tutti gli investimenti e si potranno cogliere tutte le opportunità” , ha detto il presidente del Fead,  Peter Kurth.

Altro punto chiave per favorire una transizione all’economia circolare secondo il Fead è rendere obbligatorio per i produttori di batterie l’utilizzo di contenuto riciclato. Inoltre per aumentare la disponibilità alla raccolta e incoraggiare la gestione efficace e sicura dei flussi delle batterie, l’associazione propone l’introduzione di un sistema di restituzione obbligatoria simile a quello utilizzato per il vetro e la plastica in molti Paesi europei.

Le aziende attive nel riciclo hanno anche chiesto ai produttori di impegnarsi per garantire che le batterie possano essere più facilmente estratte dai prodotti. A tal fine potrebbe essere utile introdurre l’obbligo per i produttori di codificare con vari colori i diversi tipi di batterie, facilitando così la loro identificazione. 

Ma gli obiettivi indicati da Fead rischiano di essere considerati irrealistici. Jose Rizo Martin, esperto senior presso la Direzione dell’ambiente della Commissione europea, ha difeso l’introduzione di una quota di raccolta del 70% sostenendo che dopo aver tolto le batterie esportate e quelle perse, questa percentuale rappresenta in pratica la totalità delle batterie che sono disponibili per la raccolta a  fine vita. 

Al tempo stesso Martin ha espresso perplessità sull’introduzione di un sistema di deposito e restituzione che potrebbe diventare eccessivamente burocratico e apportare scarsi vantaggi.