L’Europa lancia la battaglia contro lo spreco di materia

Europarlamento: servono norme più rigorose nell’ecodesign e riciclabilità dei prodotti

Obiettivi vincolanti in merito al consumo di materiali, riciclo e ecodesign: solo agendo su questi aspetti si potrà realizzare un’economia a emissioni zero, sostenibile e circolare.

Il primo passo da fare è cambiare prospettiva. Agire sul prodotto prima che diventi rifiuto. Questo il senso delle raccomandazioni contenute nella relazione  sull’Action Plan adottata dal Parlamento Ue con  574 voti a favore. 

“L’Action Plan è diretta conseguenza del Pacchetto legislativo sull’economia circolare 2018  in cui ci siamo concentrati sul fine vita dei prodotti. Nel Pacchetto abbiamo inserito nuovi target di riciclaggio e conferimento in discarica; con l’Action Plan facciamo un salto in avanti spostando l’attenzione sul prodotto, prima che questo diventi rifiuto”, spiega Simona Bonafè, relatrice del pacchetto legislativo sull’economia circolare nella scorsa legislatura e attualmente relatrice ombra per il gruppo S&D sul nuovo piano europeo.

Una progettazione ecocompatibile è dunque fondamentale considerando che fino all’80% dell’impatto ambientale dei prodotti viene determinato in fase di progettazione. 

Al riguardo il Parlamento esorta la Commissione a presentare una nuova legislazione nel 2021 ampliando il campo di applicazione della direttiva sull’ecodesign ai prodotti non legati all’energia. 

Si dovrebbero stabilire standard specifici in modo che i prodotti siano sostenibili ed efficienti in merito alle risorse utilizzate, durevoli, riutilizzabili, facilmente riparabili e riciclabili e contengano materiali riciclati. E prevedere etichettature ‘verdi’ che permettano al consumatore di fare scelte sempre più consapevoli sull’impatto dei prodotti che si acquistano. 

“Più pensiamo un prodotto riparabile, riciclabile e riutilizzabile più andiamo ad incidere sugli impatti ambientali. La progettazione è il primo e fondamentale passaggio. Oggi riguarda solo i prodotti che consumano energia ma c’è bisogno di un approccio più globale. Abbiamo chiesto  alla Commissione europea di inserire molte azioni su questo. Lo abbiamo sottolineato come elemento essenziale. Per questo esiste l’iniziativa Right to Repair: avere il diritto alla riparabilità di un prodotto”, aggiunge Bonafè. 

Tra le altre richieste per l’Action Plan: fissare criteri minimi obbligatori per gli appalti verdi; favorire ricerca e innovazione per migliorare le caratteristiche delle materie prime seconde; contrastare l’impiego di sostanze pericolose; adottare nuove politiche specifiche per  catene del valore tra cui il  tessile, i prodotti elettronici, le batterie  e la plastica.