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Una rete per la bioeconomia europea

Nasce l’European Circular Bioeconomy Initiative. Entro il 2030 un potenziale di un milione di nuovi posti di lavoro

 

 L’European Circular Bioeconomy Initiative (Ecbpi) è un network di centri di ricerca e aziende nato per elaborare policy efficaci che aiutino lo sviluppo della bioeconomia circolare a livello europeo. Una rete che si è presentata al pubblico con un incontro on line martedì 23 febbraio. Al momento aderiscono 26 organizzazioni, comprese 9 università e 8 centri di ricerca. Per l’occasione, il network ha voluto presentare un manifesto per illustrare i propri obiettivi e la propria vision.

“Riteniamo – si legge nel documento – che le opportunità e le sfide che dobbiamo affrontare in Europa per una continua prosperità siano intrinsecamente legate alla crescita di una bioeconomia circolare europea rigenerativa. In questa visione i materiali e l’energia derivati ​​dai rifiuti organici, dai sottoprodotti agricoli, da risorse rinnovabili a base biologica, complementari alla produzione alimentare e coltivate in modo sostenibile, vengono restituiti al suolo attraverso una gestione sistemica, per migliorare e garantire la vitalità a lungo termine della produzione agricola in Europa. Il suolo ci fornisce il 95% del nostro cibo: il suo continuo sfruttamento non è sostenibile e ne sta causando erosione e degradazione della qualità”.

Sotto molti aspetti, questo sarà un anno cruciale per l’Unione Europea anche per quel che concerne il consolidarsi della bioeconomia. In accordo con il nuovo ambizioso target di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, rispetto alla baseline del 1990, la Commissione Europea è al lavoro per definire la nuova Soil Strategy e il regolamento sull’uso del suolo e la silvicoltura.

C’è poi la Farm to Fork che delinea uno scenario potenzialmente favorevole a un ripensamento delle pratiche agricole. Dal 2024, inoltre, in tutti i Paesi membri sarà obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti organici, sia domestici che da filiere produttive (il 34% di tutti i rifiuti prodotti in Ue  sono di natura organica).

“Dobbiamo fermare il degrado e l’inquinamento del suolo – scrivono i promotori – e utilizzare risorse rinnovabili le cui applicazioni imitano la natura essendo biodegradabili”. E ancora: “La bioeconomia deve diventare circolare in modo da utilizzare materiali ed energia che derivano da risorse vegetali e restituirle al suolo. Siamo d’accordo e aderiamo all’iniziativa 4 per 1000 lanciata dalla Francia nell’ambito del Global Climate Action Plan  adottato dall’Unfccc alla COP 22”. Il manifesto fa riferimento all’iniziativa lanciata dalla Francia per mettere in atto soluzioni che aumentino la capacità del suolo di assorbire carbonio. Un tasso di crescita annuale dello 0,4% negli stock di carbonio del suolo, o del 4 ‰ all’anno, nei primi 30-40 cm di suolo, ridurrebbe significativamente la concentrazione di CO2 nell’atmosfera correlata alle attività umane.

Stando ai numeri diffusi nel 2018 dalla Commissione europea, la bioeconomia ha il potenziale di creare un milione di nuovi posti di lavoro entro il 2030. È un ambito che coinvolge più settori, dall’agricoltura alle bioenergie, dall’alimentare alla silvicultura. Il fatturato annuo è stimato intorno ai 2.000 miliardi di euro.