Made in Italy il primo consorzio per le plastiche compostabili

  di Antonio Cianciullo

Il sistema della chimica verde italiana segna un altro punto. E non solo nel campo dell’economia circolare, ma per la capacità competitiva del sistema Paese. E’ nato Biorepack, il Consorzio per le plastiche che vengono dal mondo biologico e tornano al mondo biologico. Così l’Italia chiude il cerchio che aveva cominciato a tracciare assumendo prima una leadership tecnologica nel campo della chimica verde. Poi costruendo a livello europeo il modello di gestione legislativa del settore. Ora stabilendo un altro primato per la chiusura del ciclo.

Collocato all’interno del sistema Conai, Biorepack è infatti il primo consorzio per il riciclo degli imballaggi in bioplastica. Si occupa della gestione del fine vita degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile certificati UNI EN 13432, che possono essere riciclati assieme alla frazione organica dei rifiuti e trasformati in compost. Parliamo di imballaggi per varie utilizzazioni: sacchetti monouso per il trasporto merci; sacchi per frutta e verdura o altri alimenti venduti sfusi; piatti e bicchieri; altri imballaggi per alimenti come pellicole, vaschette, vassoi, bottiglie, flaconi.

“Il nostro Consorzio punta a diventare un anello forte del sistema nazionale di bioeconomia circolare, un modello europeo positivo finalizzato ad affrontare la sfida urgente di uno sviluppo sempre più sostenibile”, ha dichiarato Gino Schioma, direttore di Biorepack. “E’ un’azione che servirà anche a fornire un supporto alla lotta contro l’illegalità. Si tratta di contrastare la commercializzazione di imballaggi non rispondenti alle caratteristiche tecniche ed ambientali previste dalla legge e le false dichiarazioni ambientali collegate alla vendita di questi materiali”.

Tra gli altri obiettivi del Consorzio c’è anche un progetto di etichettatura ambientale degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. Servirà a renderli più facilmente riconoscibili. E a facilitare la corretta gestione dei biopolimeri compostabili nella frazione organica umida. In modo da limitare l’ingresso di flussi di rifiuti non compostabili ottenendo un materiale più “pulito”.

Si tratta di un’azione urgente e da intensificare progressivamente perché il settore delle bioplastiche è in forte crescita. Secondo i dati di Cic-Corepla, negli ultimi 3 anni la presenza di bioplastiche compostabili nella raccolta dell’umido è più che triplicata passando dalle circa 27.000 tonnellate del 2017 alle 83.000 tonnellate del 2020. Un trend destinato all’accelerazione visto lo stop alla vendita di beni in plastica monouso come piatti e bicchieri entrato in vigore il primo gennaio 2021 in tutta l’Ue.

Dunque gli obiettivi devono essere ambiziosi. E Biorepack chiama a raccolta tutti gli operatori della filiera: dai produttori di materiali di imballaggio in plastica biodegradabile e compostabile ai fabbricanti, dagli importatori ai trasformatori. La plastica comincia a voltar pagina: dai fossili passa al bio.