Ripensare le costruzioni in un’ottica circolare

Il ruolo chiave dell’economia circolare per il futuro dell’edilizia nel position paper del ministero dello Sviluppo economico

Con un giro d’affari che supera i 400 miliardi di euro l’anno e occupa circa 2,6 milioni di persone, la filiera delle costruzioni continua ad avere un ruolo trainante nella nostra economia. E il suo futuro non può che passare dall’economia circolare. E’ la tesi del position paper “L’economia circolare: un’opportunità per ripensare le costruzioni” redatto dal ministero dello Sviluppo economico e della Luiss Business School. Obiettivo del documento avanzare proposte che diano slancio all’economia circolare in questo settore. 

Secondo dati riportati nel paper,  gli edifici e il settore dell’edilizia sono responsabili del 39% delle emissioni di CO2 nel mondo. Buona parte di queste emissioni (28%) è legata alla gestione degli edifici, l’11% proviene da emissioni di CO2  associate a materiali e processi di costruzione. 

Non va meglio per quanto riguarda l’efficienza dei materiali.  In Italia ogni anno sono 60 milioni di tonnellate i rifiuti prodotti  dal settore delle costruzioni. Secondo stime non ufficiali – si legge nel documento –  si ritiene che quasi il 90% dei rifiuti provenienti dal settore edilizio finisca in discariche illegali oppure venga smaltito in modo indifferenziato in discarica o comunque sfugga alle maglie della filiera del riciclo. 

Dati che dimostrano  la necessità di un’edilizia sostenibile e circolare che non sprechi energia né materiali.  Un ruolo chiave nella transizione può averlo una digitalizzazione che faciliti maggiore tracciabilità e trasparenza ottimizzando sia  l’esecuzione dei progetti stessi sia la gestione di materiali e rifiuti. 

 “Per favorire questa transizione – si legge nel documento – occorre intervenire su tre principali aree che possono essere oggetto a breve-medio termine di politiche innovative di sviluppo per tutto il settore: rifiuti da costruzione, materiali e sistemi edilizi, progettazione integrata. Accanto a esse, di carattere puntuale, occorre allo stesso modo definire business model innovativi, non circoscritti alla sola fase ideativa, che presuppongono l’adozione di piattaforme digitali entro cui governare le transazioni e gli scambi commerciali e informativi.”