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Tessile: la viscosa diventa circolare

Molte aziende del settore tessile hanno sviluppato tecnologie in grado di ottenere viscosa dagli scarti di cotone

 

Produrre viscosa dagli scarti di cotone anziché dalla polpa di legno non solo evita di tagliare alberi,  ma soprattutto consente di valorizzare un rifiuto.

Molto utilizzata nell’arredamento e nel tessile, la viscosa è una fibra ottenuta dalla cellulosa contenuta nella polpa di legno. Contestata dagli ambientalisti per l’alto impatto ambientale e la pericolosità dei reagenti chimici utilizzati nel processo produttivo, oggi sta cambiando volto, diventando un esempio concreto di economia circolare.

La strada che stanno percorrendo molte aziende è di ricavare viscosa non più dalla polpa di legno ma dagli scarti di lavorazione del cotone.

Una delle prime aziende a scegliere una viscosa “circolare” è stata l’austriaca Lenzing che ha introdotto tecnologie nel processo produttivo in grado di ridurre la pasta di legno utilizzata sostituendola con scarti di cotone. In Italia Monvania, una delle principali aziende del distretto tessile, si è focalizzata sul riciclo dei cotton linter – cascami di cotone, ovvero le fibre inutilizzabili di lunghezza inferiore ai 16 millimetri – per ricavarne viscosa.

«Così non si tagliano alberi e si valorizza un materiale di scarto nell’ottica dell’economia circolare”, ha dichiarato Matteo Livio, Ad di Monvania. “Nello specifico la nostra scelta ha permesso di non sacrificare 182 piante ad alto fusto nell’arco di meno di un anno”, ha precisato.

Utilizzare scarti di cotone per ottenere viscosa vuol dire impiegare una materia prima seconda di cui c’è grande disponibilità. Con una produzione annuale complessiva di 26 milioni di tonnellate, infatti, il  cotone è la fibra naturale più utilizzata nella moda e quindi anche quella più presente negli scarti e nei rifiuti. Secondo alcune stime complessivamente – mettendo insieme scarti di produzione, quelli pre consumo e post consumo, fino all’invenduto –  si perde circa il 40% delle fibre di cotone. Rifiuti che  nella maggioranza dei casi finiscono in discarica o inceneriti.

Non solo.  Sul piano della qualità e dei costi l’utilizzo del cotton linter è del tutto equivalente a quello della cellulosa da polpa di legno. Anzi secondo Monvania sul piano delle performance, il linter dà un filo più bianco e leggermente più gonfio, ottenendo una viscosa più lucente e particolarmente piacevole al tatto. Senza contare i minori impatti ambientali anche in fase di produzione: la lavorazione richiede minor consumo di acqua e impiego di prodotti chimici rispetto alla produzione tradizionale.