L’arte di riparare ai tempi del coronavirus

Sono molti gli italiani che in questi giorni di lockdown provano ad aggiustare oggetti affidandosi ai numerosi tutorial disponibili sulla rete

Utilizzare il tempo – spesso vuoto per il lockdown – per aggiustare, riparare, riciclare oggetti e prodotti altrimenti già destinati alla discarica. Sono molti gli italiani che in questi giorni di isolamento domestico legato al coronavirus si sono messi all’opera riparando gomme bucate di biciclette, aggiustando piccoli elettrodomestici, lampade o ferri da stiro.

Lo fanno principalmente rivolgendosi ai video tutorial presenti on line e sui canali social ai quali più della metà degli italiani – tanto più se sotto i 45 anni  – dicono di affidarsi per avere consigli pratici e imparare come si fa.

A partire da quelli dedicati al riciclo creativo. Innumerevoli siti e pagine che insegnano a vedere vecchi oggetti pronti per la discarica sotto nuovi occhi, proponendo idee e soluzioni per dar loro una nuova vita. Ad esempio, come riciclare pallet e cassette di legno in scaffali e librerie, ricavare lampadari da cartoni per le uova oppure borse da vecchi pantaloni. Mettendo insieme una buona dose di creatività ma anche di consapevolezza ambientale.

Ci sono poi i Repair Cafè, realtà nate in Olanda ma molto diffuse in Europa (circa 2.000) e anche in Italia, dove – in era pre Covid – le persone si incontravano  per insegnare/imparare come riparare elettrodomestici, cellulari, televisori e via dicendo. Ora in emergenza sanitaria queste competenze sono  a disposizione di tutti tramite video tutorial e veri e propri manuali.

A detta dei repairers, infatti, è il nostro atteggiamento riguardo ai beni che va rivisto e non solo in tempo di coronavirus. In realtà quasi tutto può essere aggiustato stando a casa a patto di avere a disposizione un minimo di attrezzatura. In molti casi si evita così  di buttare via oggetti ancora in ottime condizioni e che non funzionano solo perché, ad esempio, hanno i fili di alimentazione elettrici deteriorati (una riparazione da pochi minuti).

Serve dunque un diverso approccio al consumo che fortunatamente sembra cominciare a diffondersi in Italia. Come documenta l’ultimo Rapporto CEN 2020, infatti, il prolungamento della durata del ciclo di vita dei prodotti – e quindi riutilizzo e riparazione – è uno degli aspetti centrali dell’economia circolare.

In Italia operano quasi 25.000 aziende che svolgono riparazione di apparecchi elettronici, ma anche di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobili): siamo al terzo posto tra le cinque economie più importanti d’Europa dopo Francia (quasi 40.000 imprese) e Spagna (circa 28.000).