Riciclo asfalto: c’è ancora molta strada da fare

In Italia solo il 25% delle pavimentazioni stradali viene riciclato, mandando in fumo un ulteriore potenziale risparmio di circa 900 milioni di euro solo in termini di materie prime

 

In Italia solo il 25% delle pavimentazioni stradali rimosse viene riciclato. Un dato in crescita – era il 20% nel 2014 – ma che resta comunque molto al di sotto della media europea (60%) che vede Paesi come Germania, Francia e Regno Unito mettere a segno ben altre performance: rispettivamente l’84%, il 70% e il 90%.

A fotografare la situazione è un rapporto del Siteb – Associazione strade italiane e bitumi – che per quanto riguarda il nostro Paese ha calcolato che il riutilizzo del 25% del fresato ci fa risparmiare 300-320 milioni di euro in termini di materie prime.

In pratica se si riuscisse a riciclare la totalità del fresato d’asfalto rimosso, l’Italia potrebbe risparmiare fino a 1.200 milioni di euro/anno solo in materie prime.  Non solo. Si eviterebbero emissioni equivalenti a quelle generate da 3 raffinerie di medie dimensioni grazie alle inferiori importazioni di petrolio, al minor ricorso alle cave, ai ridotti trasporti di materie e a costi di lavorazione contenuti.

A frenare in Italia il riciclo delle pavimentazioni stradali sono – al solito – un eccesso di burocrazia e un regime delle autorizzazioni troppo complesso e poco omogeneo. L’Italia inoltre resta tra i principali produttori di conglomerato bituminoso che viene preferito al fresato invece molto apprezzato in Europa.  Tanto che in Francia il fresato è considerato “prodotto primario” da riutilizzare nel ciclo produttivo; lo stesso in Germania dove se ne recuperano 13 milioni di tonnellate l’anno.

In Italia dunque per il fresato d’asfalto, nonostante il recente Decreto End of Waste (69/189), resta ancora molta strada da fare.

“Nonostante la normativa nazionale ed europea spinga verso l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse ambientali”, dichiara il direttore del Siteb, Stefano Ravaioli, “la nostra burocrazia, il complesso regime autorizzatorio e il pregiudizio di tecnici e progettisti ostacolano ancora lo sviluppo del riciclo del fresato d’asfalto, limitandone l’impiego. Troppo spesso la normativa nazionale si presta a differenti interpretazioni da parte di enti e Regioni che disorientano gli operatori del settore, creando uno scenario incerto. E’ paradossale che proprio nel Paese in cui c’è la maggior disponibilità di fresato “pulito” (senza l’inquinamento da catrame), riciclabile al 100%, si faccia il possibile per ostacolarne anziché incentivarne il recupero”.