Digitale e sostenibile

Accusato di inquinare quanto il settore aeronautico, uno sviluppo del settore Ict potrebbe invece ridurre del 15% le emissioni globali di CO2. Uno studio di Ericsson quantifica la vera carbon footprint della nostra vita digitale

Qualche anno fa sui giornali apparse un dato sconcertante: i cinque miliardi di download del brano Despacito avevano consumato una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno annuale di Ciad, Guinea-Bissau, Somalia, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana messi insieme. Fake news: il consumo elettrico legato all’ascolto di quel brano fu ben inferiore e pari a soli 0,005 TWh.

A sgombrare il campo da false notizie e fare ordine sull’effettiva carbon footprint della nostra vita digitale ci ha pensato uno studio condotto da Ericsson “A quick guide to your digital carbon footprint”. Il rapporto ha analizzato le emissioni di carbonio prodotte complessivamente ogni anno dal comparto Ict  – comprendendo pc, smartphone, monitor, dispositivi Iot, le stesse reti e i data center – arrivando a quantificarle in 730 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, pari all’1,4% di tutte le emissioni di gas serra.

Lo studio di Ericsson non si è limitato a considerare le emissioni associate al consumo di elettricità in fase di utilizzo, ma ha preso in esame anche quelle legate all’intero ciclo di vita del prodotto: dall’approvvigionamento dei materiali, alla fase di produzione, all’assemblaggio, fino allo smaltimento a fine vita.

Se in valore assoluto il peso emissivo del digitale viene spesso presentato come paragonabile a quello del settore dell’aeronautica (circa 800 milioni di tonnellate di CO2 all’anno), a un esame più attento questo conteggio è falsato visto che considera solo il consumo di carburante. Ovvero non tiene conto delle emissioni generate dalla fabbricazione degli aeroplani, il funzionamento degli aeroporti, lo smaltimento dei velivoli. Inoltre il paragone tra Ict e aeronautica – precisa il rapporto Ericsson – non calza perfettamente in quanto i prodotti e le soluzioni Ict sono molto più pervasive, utilizzate dal 70% della popolazione mondiale mentre solo il 10% si sposta in aereo ogni anno. Quindi, il peso dei due settori per “singola azione” è decisamente diverso. Tanto che le emissioni di carbonio di un viaggio transatlantico andata e ritorno sono pari a quelle generate dall’utilizzo di uno smartphone per oltre 50 anni.

In realtà per valutare correttamente la carbon footprint dell’Ict vanno considerati gli effetti di decarbonizzazione che la digitalizzazione sta imprimendo a numerosi settori dell’economia. Basti pensare alle soluzioni Iot e di automazione, all’efficienza energetica e delle reti elettriche, ai risparmi negli spostamenti. Già oggi allo stato attuale, l’applicazione delle soluzioni Itc esistenti ha un potenziale stimato di riduzione delle emissioni globali di carbonio pari al 15%.

Il rapporto inoltre evidenzia che nel caso dell’Ict la parte prevalente delle emissioni è connessa all’utilizzo del prodotto, ovvero alla quantità di energia elettrica consumata dall’utente, decisamente prevalente rispetto alle emissioni legate alle altre fasi di vita. Per questo, secondo le valutazioni del rapporto, utilizzare energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili permetterebbe di ridurre la carbon footprint  del settore dell’80%.

E’evidente che anche adottare un modello circolare è fondamentale. Il report suggerisce ad esempio di utilizzare il proprio dispositivo per più anni evitando di passare subito a un modello più aggiornato. Evitare anche di acquistare dispositivi di fatto poco utili e soprattutto favorirne riutilizzo e riciclo quando si decide di disfarsene.