Mangime per pesci dalle acque reflue

Le farine di pesce usate per l’alimentazione negli allevamenti hanno pesanti impatti ambientali e sociali. La valorizzazione delle acque reflue rappresenta un’opzione alternativa più sostenibile

 

Produrre mangime per gamberetti utilizzando le acque reflue: un’alternativa alle farine di pesce con cui si produce buona parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti intensivi. Attualmente circa la metà del consumo ittico mondiale è soddisfatto con pesce allevato in acquacoltura e alimentato con mangimi a base di farina di pesce e di soia. Ma la produzione di queste farine – in crescita – comporta significativi impatti ambientali e sociali. Secondo Greenpeace, solo in Africa occidentale la produzione di farina e olio di pesce sottrae migliaia di tonnellate di pesce idoneo all’alimentazione umana, con un impatto potenziale su oltre 40 milioni di persone.

A livello mondiale nel 2018 si sono esportate più di 3 milioni di tonnellate di farine di pesce, per un valore di oltre quattro miliardi di euro. Si stima (dati riferiti al 2016) che circa il 69% delle farine di pesce sia usato per produrre mangimi per l’acquacoltura, il 23% per l’industria degli allevamenti intensivi di suini e il 5% per i polli.

Ci sono però diverse tecnologie alternative che consentono di ottenere proteine microbiche da utilizzare negli allevamenti al posto delle farine, riducendo gli impatti ambientali. Tra queste il recupero e la valorizzazione dell’azoto, convertito in una farina ricca di proteine utilizzabile per alimenti e mangimi. È quello che fa un’azienda belga che produce patate precotte: dalla valorizzazione delle acque reflue ricche di amido riesce a ottenere proteine microbiotiche. Con risultati interessanti.

La Danmarks Tekniske Universitet ha pubblicato lo studio “Relative and absolute environmental sustainability assessments of novel nitrogen recovery/upcyling technologies”, nel quale ha valutato la sostenibilità nell’intero ciclo di vita delle proteine microbiche utilizzate come mangime per gamberetti prodotti in Europa, Ecuador, Vietnam e Thailandia, comparandola con quella dei mangimi per gamberetti a base di farina di pesce e soia.

Ne è emerso che complessivamente il ciclo di vita delle proteine microbiche è più sostenibile di quello dei mangimi tradizionali. In particolare, per gli impatti collegati all’eutrofizzazione, le proteine microbiche si sono rivelate l’alternativa migliore, in quanto in grado di riutilizzare azoto e fosforo valorizzando le acque reflue.  Anche per quanto riguarda lo sfruttamento del suolo, le proteine microbiche presentano un minore impatto rispetto alla farina di soia, così come sono risultate l’opzione più sostenibile relativamente agli impatti legati ai cambiamenti climatici.