Rifiuti elettrici: l’evasione fiscale viaggia online

Negli acquisti on line di apparecchi elettrici ed elettronici sono molti i produttori che non rispettano gli obblighi ambientali. A danno di chi paga e dell’ambiente

 

Su dieci apparecchi elettrici ed elettronici venduti on line, otto non pagano i contributi Raee, non rispettando gli obblighi ambientali. È quanto emerso da una ricerca condotta da Eucolight – l’associazione europea dei Raee del settore lighting –  che ha esaminato i primi 150 articoli di sette diverse tipologie di prodotti (lampadine a Led, asciugacapelli, lavatrici, avvitatori elettrici, orologi fitness, tablet e Pc, monitor) venduti attraverso i marketplace in dieci Paesi europei. Lo studio ha rilevato che 81 offerte sulle prime 100 sono riferibili ai cosiddetti free rider. Venditori non iscritti al Registro nazionale dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche né a un consorzio Raee, che quindi non dichiarano le quantità immesse sul mercato e non partecipano al finanziamento del sistema di gestione dei rifiuti (Raee) originati dai loro prodotti.

Solo in Italia sfuggono agli obblighi ambientali il 92% dei fitness tracker, l’86% dei tablet e Pc, l’81% delle lampadine led venduti online. In Germania lo stesso accade per la quasi totalità degli asciugacapelli (96%), dei cacciavite elettrici e dei monitor e display. In alcuni Paesi – come la Repubblica Ceca, l’Estonia o la Danimarca – si arriva per alcuni prodotti al 100% degli acquisti on line  che evadono il contributo ambientale.

Il tutto in un mercato – quello della tecnologia di consumo – in crescita: in Italia ha registrato un incremento dell’1,2% nel 2018 rispetto al 2017, raggiungendo un valore di circa 17,1 miliardi di euro. In pratica ogni italiano spende in media 276 euro all’anno per l’acquisto di prodotti elettronici e sempre più spesso lo fa sul web: oggi le vendite online nel settore costituiscono il 13,6% del totale (pari a circa 2,3 miliardi di euro) .

Il  mancato pagamento del contributo ambientale  di fatto danneggia l’intero sistema di gestione dei Raee a spese dei produttori che pagano e dei consumatori.  Infatti in questo modo si genera un vantaggio competitivo per i produttori che non sostengono i costi di smaltimento dei loro rifiuti e che così possono applicare prezzi più bassi. Ma soprattutto è l’ambiente a farne le spese visto che il contributo Raee serve a finanziare le attività di ritiro presso i centri di raccolta, il trasporto e il trattamento dei prodotti elettrici ed elettronici giunti a fine vita.

Nel 2018 sono state 310.610 le tonnellate di Raee domestici gestiti complessivamente in Italia, mettendo a segno un incremento di quasi il 5% rispetto al 2017.