Da Enea nuove tecnologie circolari per Raee e packaging

A Ecomondo soluzioni innovative in due settori: recupero di metalli preziosi dai rifiuti elettrici ed elettronici, produzione di bioplastica dagli scarti

 

Un tesoro formato da 186 tonnellate di argento, 24 tonnellate di oro e 7,7 tonnellate di platino. E’ quello che si potrebbe recuperare in Europa se si mettessero in atto adeguate procedure di raccolta e riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Vecchi computer, cellulari, frigoriferi, televisioni rappresentano una miniera di metalli preziosi e terre rare ancora in larga parte sprecata: oggi in Europa viene gestita correttamente solo nella misura del 30%.

Ora Enea ha messo a punto un nuovo procedimento per estrarre materiali preziosi e materie prime strategiche dai Raee: lo presenterà a Ecomondo, la Fiera internazionale di riferimento in Europa per la sostenibilità ambientale, in programma dal 5 all’8 novembre a Rimini. Il processo brevettato da Enea risponde  all’esigenza di riutilizzare questi materiali  per realizzare nuovi prodotti: telefoni cellulari, cavi di fibre ottiche, celle fotovoltaiche, turbine eoliche, rivelatori all’infrarosso, leghe leggere in alluminio..

Recuperarli consente di soddisfare una domanda mondiale in forte crescita a fronte di un’offerta di materie prime concentrata in pochi Paesi (Cina, Russia, Repubblica democratica del Congo e Brasile).

 

A Rimini Enea presenterà anche un’altra soluzione in ottica circolare: una tecnologia (Biocosì) in grado di produrre bioplastica per packaging alimentare – bottiglie e vaschette di plastica green, 100% biodegradabile –  dagli scarti dell’industria casearia.

Il progetto, che ha vinto il premio “Agrifoodmaker 2019” per l’Innovazione nel settore dell’agricoltura e dell’alimentazione, punta  a riciclare circa l’80% degli scarti della produzione di burro e formaggi attraverso una duplice innovazione. Da un lato, il recupero differenziato di tutte le componenti del siero (sieroproteine/peptidi, lattosio, sali minerari ed acqua ultra pura) e, dall’altro, la produzione di bioplastica biodegradabile e bioderivata dal lattosio. In questo modo, inoltre, si potranno ridurre gli inquinanti dell’industria casearia, i costi di smaltimento dei reflui e anche l’impatto della plastica nell’ambiente.

“Questo processo eco-innovativo risponde a esigenze etiche e ambientali ma anche economiche, perché consente di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione. Le bioplastiche rappresentano ancora solo l’1% dei 300 milioni di tonnellate di plastiche prodotte ogni anno in Europa, ma la European Bioplastics stima che la domanda crescerà del 50% nel medio termine, da circa 4,2 milioni tonnellate del 2016 a 6,1 milioni nel 2021”, sottolinea Valerio Miceli, ricercatore Enea presso la divisione Biotecnologie e agroindustria.