End of Waste: la strada è troppo lunga

di Stefano Leoni

A volte le storie hanno un lieto fine. È il caso del decreto del ministero dell’ambiente pubblicato il 9 luglio sulla Gazzetta Ufficiale che definisce le condizioni in cui è consentito recuperare un pannolino divenuto rifiuto, ovvero che riconosce come i materiali recuperati dai pannolini cessino di essere rifiuti (End of Waste – EoW). Questo decreto consente di poter reimmettere nei processi produttivi materiali alternativi alle materie prime, evitando così di dover provvedere allo smaltimento di questi rifiuti e al tempo stesso di prelevare nuove risorse da ambienti naturali. Il processo di recupero approvato infatti genera tre flussi di materiali (plastica, carta e sostanza assorbente-SAP) di alto valore qualitativo ed economico.

Questo decreto pone fine ad un lungo percorso che l’azienda, la Fater, ha compiuto per veder riconosciuta la sua tecnologia, la prima al mondo in grado di riciclare questi rifiuti che – solo in Italia – ammontano a circa 1 milione di tonnellate annue. Un cammino durato 5 anni attraverso confronti prima con la Regione Veneto, poi di fronte ai tribunali amministrativi e infine con il ministero dell’Ambiente.

Il lieto fine di questa lunga battaglia non impedisce, però, di mettere a nudo strutturali debolezze del nostro sistema. Per convertire la nostra economia lineare verso un modello circolare è fondamentale aggiornare – subito – la normativa dell’End of Waste che in Italia risale a oltre 20 anni fa. Oggi questa competenza è interamente in capo allo Stato, che tuttavia negli ultimi 10 anni è riuscito a produrre solo 4 provvedimenti (Combustibile Solido Secondario, Conglomerati, Pannolini e – questo addirittura con legge – le scorie deferrizzate).

Anche se nel caso dei pannolini il procedimento è stato relativamente breve – ci è voluto circa un anno e mezzo – i tempi di maturazione di un decreto ministeriale EoW frequentemente durano parecchio di più. Anche più di 5 anni. Un lungo arco di tempo nel quale la realtà fa molti passi avanti, considerando che ogni anno sono introdotte nel mercato decine di prodotti e nuovi materiali, così come vengono brevettate numerose tecnologie di recupero di rifiuti. Per favorire la crescita dell’economia circolare occorre, dunque, che i tempi delle amministrazioni siano più veloci e in grado di dare risposte certe a chi vuole investire.

Per anni a questa lentezza hanno supplito le Regioni, approvando nuove modalità EoW attraverso un procedimento che in Unione europea viene definito “caso per caso” fino al febbraio 2018, quando il Consiglio di Stato ha affermato che questa funzione non era stata riconosciuta alle Regioni nel nostro ordinamento. Da allora, le Regioni hanno dovuto fermare la loro attività innovatrice, con il risultato che oggi sono in discussione un numero enorme di autorizzazioni – se ne stimano circa 6.500 in tutta Italia – e si sta verificando un progressivo fermo di tutti gli impianti interessati.

Ragionevolmente ci si aspettava una pronta risposta da parte del Parlamento, in linea con quanto previsto dalla nuova direttiva, anticipando il recepimento dell’art. 6 e consentendo alle Regioni di poter riconoscere nuove modalità di EoW, nel rispetto delle condizioni e requisiti indicati dal legislatore europeo. Nonostante questa richiesta venga ormai da mesi sostenuta da un fronte ampio – dalle associazioni ambientaliste fino alla Confindustria passando per il Circular Economy Network – non si è riusciti finora a superare questa situazione di stallo.

Al contrario, purtroppo, il recente ritocco apportato in sede di approvazione del Decreto Sblocca-cantieri è riuscito addirittura a peggiorare la situazione, creando ulteriore incertezza e prolungando il blocco degli impianti.

Oggi possiamo solo constatare che, se alle Regioni fosse stata riconosciuta questa competenza, la Fater avrebbe potuto aprire i propri impianti già 4 anni fa e l’Italia avrebbe potuto evitare di mandare in discarica o ad incenerimento centinaia di migliaia di tonnellate di pannolini usati.

Proprio la consapevolezza di dover far presto ha spinto CEN e CNGE a inviare – lo scorso 4 luglio – un appello a rappresentanti del Governo e del Parlamento, invitandoli ad approvare un nuovo provvedimento che anticipi il recepimento della nuova direttiva con il testo del citato art. 6, rafforzato con l’istituzione di un registro nazionale, accessibile e controllabile, dove siano raccolte tutte le autorizzazioni regionali End of Waste.